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Torino, Corridoi lavorativi per rifugiati: 12 inseriti

18/06/2026

Torino, Corridoi lavorativi per rifugiati: 12 inseriti

Il progetto Corridoi lavorativi è stato al centro della seduta congiunta del 17 giugno 2026 delle Commissioni Terza e Contrasto ai fenomeni di intolleranza e razzismo del Comune di Torino, presieduta da Pierino Crema. L’iniziativa punta a costruire percorsi regolari di formazione e inserimento lavorativo per persone rifugiate, partendo dai Paesi di origine o di transito e arrivando all’assunzione in aziende del territorio.

Formazione nei Paesi d’origine e ingresso con lavoro

La vicesindaca Michela Favaro ha spiegato che il progetto coinvolge il Comune di Torino, Unhcr, Unione Industriali, Diaconia Valdese e altre realtà impegnate nell’accoglienza e nell’inclusione. Il modello prevede l’attivazione di percorsi di formazione professionale rivolti a rifugiati, con l’obiettivo di prepararli a profili richiesti dalle imprese e favorire successivi inserimenti occupazionali in Italia.

Secondo Favaro, si tratta di una buona pratica che può essere ulteriormente ampliata, perché consente di unire politiche di integrazione, fabbisogni professionali delle aziende e canali legali di ingresso. Il progetto si colloca dentro una cornice normativa resa possibile dalla Legge 50 del 2023, che ha convertito il cosiddetto Decreto Cutro e ha aperto alla possibilità di ingresso in Italia con permesso di lavoro per rifugiati e apolidi.

Unhcr: 55 rifugiati arrivati in Italia, 12 a Torino

Massimo Gnone, rappresentante dell’Unhcr, ha evidenziato il valore del progetto come strumento per riconoscere competenze e talenti di persone che, senza questi percorsi, avrebbero difficoltà ad accedere a istruzione e lavoro. I Corridoi lavorativi permettono infatti di superare una logica emergenziale, costruendo un tragitto ordinato, verificabile e collegato a opportunità professionali reali.

Finora, attraverso questo canale, sono arrivati in Italia 55 rifugiati, di cui 12 a Torino. Il dato sui contratti viene indicato come particolarmente significativo: su 55 persone, soltanto una non ha visto rinnovato il proprio rapporto di lavoro dopo il primo anno. Tra i settori coinvolti figurano l’oreficeria e l’Ict, con la partecipazione anche di aziende strutturate. Gnone ha citato il caso di Reale Mutua, che ha assunto sviluppatori arrivati da Uganda e Paesi limitrofi.

Il dibattito in Commissione e la richiesta di estendere il modello

Nel confronto tra i consiglieri è emersa la volontà di consolidare il percorso e di allargarlo ad altre realtà produttive. Luca Pidello ha richiamato la necessità di stabilizzare gli inserimenti lavorativi per garantire un futuro dignitoso ai rifugiati e alle loro famiglie. Tiziana Ciampolini ha definito il progetto motivo di orgoglio per Torino, auspicando che possa diventare una politica stabile.

Lorenza Patriarca ha chiesto approfondimenti sulla possibile estensione dell’iniziativa, mentre Pietro Abbruzzese ha posto l’attenzione sulle modalità di partecipazione al programma. Il presidente Pierino Crema ha invitato a incentivare esperienze di questo tipo, coinvolgendo nuove imprese e creando opportunità di lavoro dentro percorsi legali e trasparenti.

Anche Abdullahi Ahmed ha evidenziato il ruolo di Torino come città capace di aprire strade sul terreno dei diritti, chiedendo la prosecuzione del progetto. L’assessore ai Diritti, Jacopo Rosatelli, ha ringraziato le istituzioni e i soggetti che collaborano all’iniziativa, sottolineando come i Corridoi lavorativi dimostrino la possibilità di una migrazione regolare, coerente con lo sviluppo economico e sociale e capace di valorizzare competenze che rischierebbero di restare escluse.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to