Carcere di Torino, allarme salute per le detenute: chiesto un consultorio
08/06/2026
Dignità, salute e accesso alle cure per le donne detenute nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino sono al centro della proposta presentata dalla Consulta Femminile Comunale e dal Gruppo di Lavoro “Salute Femminile in Carcere”. Il documento, discusso in seduta congiunta dalla commissione consiliare Diritti e Pari Opportunità e dalla commissione Legalità, chiede al Sindaco e alla Giunta interventi urgenti per migliorare le condizioni di vita e di assistenza sanitaria delle recluse.
Sovraffollamento nel padiglione femminile
I dati raccolti dalla Consulta descrivono una situazione complessa all’interno dell’istituto penitenziario torinese. La Casa Circondariale ospita complessivamente 1.430 detenuti, tra cui 110 donne. Le recluse si trovano nel padiglione F, struttura che avrebbe una capienza regolamentare di 85 posti e che registra quindi un sovraffollamento di circa il 30%.
A rendere più delicato il quadro c’è anche la presenza della sezione ICAM, l’Istituto a Custodia Attenuata per Detenute Madri, dove attualmente si trovano 6 donne con 3 minori. Una condizione che impone particolare attenzione alle esigenze sanitarie, psicologiche, ginecologiche e materno-infantili, perché la detenzione di madri con bambini richiede ambienti, strumenti e percorsi di cura adeguati.
Secondo la Consulta, l’esperienza carceraria tende ad aggravare situazioni già fragili dal punto di vista della salute, soprattutto sul piano psicologico e psichiatrico. La privazione della libertà, unita al sovraffollamento e alla difficoltà di accesso tempestivo ai servizi, può amplificare il disagio e rendere più complessa la presa in carico delle persone detenute.
Cure più lente e carenza di personale
Il documento evidenzia anche il peso dei protocolli di sicurezza e della carenza cronica di personale. Questi fattori incidono sui tempi di intervento e sull’accesso alle cure esterne, che per le persone recluse risultano molto più lunghi rispetto agli standard garantiti ai cittadini liberi.
Il problema diventa particolarmente rilevante nelle urgenze tempo-dipendenti, quando la rapidità della risposta sanitaria può fare la differenza. La Consulta chiede quindi che la salute venga considerata nella sua accezione più ampia, includendo prevenzione, benessere psicologico, assistenza specialistica, continuità terapeutica e condizioni materiali di vita.
Il percorso alla base della proposta è stato coordinato da Paola Stringa e nasce da un ciclo di audizioni con diversi soggetti istituzionali e sociali. Tra gli interlocutori ascoltati figurano le Garanti delle persone private della libertà personale, Monica Cristina Gallo e Diletta Berardinelli, l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli, l’Osservatorio sulla Salute Femminile, la governatrice Lions Giovanna Sereni e il dirigente comunale Luca Giovanni Faccenda.
Chiesta la riapertura del consultorio di Piazza Montale
La proposta chiede alla Città di Torino di farsi carico del monitoraggio del benessere generale delle donne detenute, lavorando in raccordo con le Garanti e sulla base dei loro report. L’attenzione dovrebbe riguardare la formazione, la salute, le condizioni di vita e l’inserimento lavorativo, con un approccio capace di accompagnare le detenute anche in prospettiva di reinserimento sociale.
Il secondo punto riguarda l’attivazione di un confronto operativo con A.S.L. Città di Torino, A.O.U. Città della Salute e della Scienza, Regione Piemonte, Ministero della Giustizia e direzione carceraria. L’obiettivo è ottenere la riapertura del consultorio di Piazza Montale e l’avvio di uno sportello interno alla struttura penitenziaria.
Lo sportello dovrebbe funzionare come ambulatorio permanente, dotato di farmaci e ausili specialistici gratuiti, con particolare attenzione alle necessità ginecologiche e alle donne puerpere presenti nella sezione ICAM. La richiesta punta a creare un ambiente idoneo e accogliente, in grado di garantire continuità assistenziale e risposte tempestive a bisogni sanitari specifici.
Una proposta per riportare i diritti dentro il carcere
Il tema sollevato dalla Consulta non riguarda soltanto l’organizzazione sanitaria interna al carcere, ma il riconoscimento del diritto fondamentale alla salute anche per chi è privato della libertà personale. La condizione detentiva, sottolinea il documento, non può tradursi in una compressione ulteriore dei diritti essenziali, soprattutto quando sono coinvolte donne in situazioni di fragilità e madri con figli minori.
La richiesta rivolta al Comune è di assumere un ruolo attivo, non sostitutivo delle competenze sanitarie e penitenziarie, ma capace di promuovere coordinamento, monitoraggio e pressione istituzionale. La salute femminile in carcere viene così indicata come una questione pubblica, che coinvolge giustizia, welfare, sanità e pari opportunità.
La discussione nelle commissioni consiliari segna un primo passaggio politico. Ora la Consulta chiede che le criticità emerse si traducano in atti concreti, a partire dal ripristino di presidi sanitari dedicati e da un sistema di ascolto stabile per le detenute della “Lorusso e Cutugno”.
Articolo Precedente
Phishing a Bardonecchia, Polizia blocca frode da 9.500 euro
Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to