Phishing a Bardonecchia, Polizia blocca frode da 9.500 euro
08/06/2026
La Polizia di Stato ha sventato a Bardonecchia una frode da 9.500 euro ai danni di un cittadino italiano, finito nel mirino di truffatori che avevano utilizzato la tecnica dello spoofing, cioè la falsificazione dell’identità telefonica. La vittima, convinta di parlare prima con il proprio istituto bancario e poi con la Polizia di Stato, era stata indotta a effettuare un bonifico verso un conto indicato dai malviventi come parte di una presunta attività investigativa.
La telefonata falsa e il bonifico “fittizio”
Il raggiro è iniziato con una chiamata ricevuta sul cellulare. I truffatori, mascherando il reale numero telefonico utilizzato, hanno fatto apparire sul dispositivo della vittima utenze ritenute attendibili. È proprio questo il meccanismo dello spoofing: il numero visibile sembra appartenere a una banca, a un ufficio pubblico o a un soggetto conosciuto, mentre in realtà la comunicazione arriva da chi sta tentando la truffa.
Nel caso di Bardonecchia, il cittadino è stato portato a credere di essere coinvolto in un’operazione delle forze dell’ordine. Dopo essere stato contattato da sedicenti interlocutori della banca e della Polizia, è stato convinto a disporre un bonifico da 9.500 euro a favore di un uomo che, secondo la falsa ricostruzione fornita al telefono, sarebbe stato oggetto di indagini.
Il pagamento gli è stato presentato come un bonifico “fittizio”, necessario per collaborare con l’attività investigativa. Una spiegazione costruita per sfruttare la fiducia nella banca e nelle istituzioni, spingendo la vittima ad agire rapidamente e senza verifiche autonome.
Il sospetto e la corsa al Commissariato
Subito dopo aver effettuato il bonifico, l’uomo ha iniziato a sospettare di essere caduto in un tranello. Ha quindi deciso di recarsi personalmente al Commissariato di Polizia più vicino, quello di Bardonecchia, dove ha raccontato quanto era appena accaduto.
La scelta si è rivelata decisiva. Mentre il cittadino si trovava davanti ai poliziotti, è arrivata una seconda telefonata da parte di un sedicente “appuntato” della Questura di Torino, che chiedeva l’esecuzione di un ulteriore bonifico. Questa volta, grazie alla presenza degli agenti, il tentativo è stato immediatamente riconosciuto come fraudolento e bloccato.
I poliziotti del Commissariato di Bardonecchia sono così riusciti a impedire che la vittima trasferisse altre somme di denaro. L’intervento tempestivo ha permesso anche di attivare le procedure per recuperare l’importo già inviato.
Conto congelato e somma sequestrata
La Polizia di Stato ha chiesto subito a Poste Italiane di congelare il conto destinatario del bonifico, così da bloccare la somma in arrivo e impedirne il prelievo o il trasferimento verso altri rapporti bancari. È stato quindi eseguito un sequestro preventivo di iniziativa, successivamente convalidato dall’Autorità giudiziaria.
Grazie a questa procedura, dopo gli adempimenti burocratici necessari, l’intera somma potrà essere restituita al legittimo proprietario. Il caso dimostra quanto la rapidità della segnalazione sia determinante nelle truffe online e telefoniche: pochi minuti possono fare la differenza tra la perdita definitiva del denaro e la possibilità di bloccarlo.
Gli episodi di phishing realizzati attraverso spoofing risultano in aumento. La tecnica è particolarmente insidiosa perché non si basa soltanto su messaggi ingannevoli, ma sulla manipolazione dell’identità del chiamante, capace di far apparire sul telefono numeri che sembrano autentici.
I consigli della Polizia contro le truffe telefoniche
La Polizia di Stato invita i cittadini a diffidare sempre di chi, presentandosi come operatore bancario o appartenente alle forze dell’ordine, chiede di comunicare codici OTP, password, credenziali di accesso o di eseguire bonifici verso altri conti. Nessuna banca, azienda o istituzione pubblica richiede questo tipo di operazioni al telefono.
In caso di dubbi, è consigliabile non cliccare su link ricevuti via messaggio e non seguire istruzioni impartite durante la chiamata. Per verificare eventuali comunicazioni, occorre accedere autonomamente al sito ufficiale della propria banca, digitando l’indirizzo nel browser e controllando la propria area riservata.
Se chi chiama sostiene di appartenere a una forza di polizia, è opportuno chiedere nome, ufficio e riferimenti, interrompere la conversazione e richiamare attraverso numeri ufficiali reperiti autonomamente, evitando contatti diretti forniti dall’interlocutore, soprattutto se si tratta di numeri di cellulare.
Per informazioni e segnalazioni è possibile rivolgersi alla Polizia di Stato anche attraverso il portale ufficiale della Polizia Postale, www.commissariatodips.it. La raccomandazione resta quella di fermarsi, verificare e chiedere aiuto prima di eseguire qualsiasi pagamento richiesto con urgenza al telefono.
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