Commercio, in Italia 96mila punti vendita in meno dal 2018
23/07/2026
L’Italia ha perso oltre 96.000 unità locali del commercio al dettaglio tra il 2018 e il 2025. I punti vendita sono passati da 666.479 a 570.313, registrando una contrazione del 14,4%. Nello stesso periodo, tuttavia, il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, raggiungendo 410,7 miliardi di euro. È la fotografia tracciata dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, presentato il 20 luglio a Roma.
Ambulanti e piccoli alimentari registrano i cali maggiori
La riduzione della rete commerciale ha colpito con maggiore intensità gli ambulanti, diminuiti del 27,3%, e i piccoli negozi alimentari, che hanno perso il 17,9% delle proprie sedi. Il calo degli esercizi fisici non ha prodotto una contrazione occupazionale della stessa portata: gli addetti sono scesi da 1,905 milioni a 1,871 milioni, con una flessione limitata all’1,8%.
Il rapporto descrive quindi un settore più concentrato, nel quale le attività rimaste hanno mediamente dimensioni maggiori. Cambia anche la forma giuridica delle imprese: tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è salita dal 9% al 17,4%, avvicinandosi al raddoppio.
La crescita delle strutture societarie più organizzate segnala una maggiore capacità finanziaria e gestionale, ma si accompagna alla progressiva scomparsa di numerose attività indipendenti e di prossimità.
Fatturato a 410,7 miliardi e produttività in aumento
Tra il 2018 e il 2025 il fatturato del commercio al dettaglio è passato da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, con un incremento del 25,7%. Nello stesso arco temporale, i prezzi al consumo sono aumentati del 19,8%.
Il fatturato medio per addetto è cresciuto da 172.000 a 220.000 euro, segnando un progresso del 27,9%. Il dato viene indicato da Confcommercio come un segnale del recupero di efficienza e produttività delle imprese, avvenuto durante una fase caratterizzata dall’inflazione e dalla trasformazione delle abitudini di acquisto.
In alcuni comparti l’occupazione è aumentata anche a fronte di un numero inferiore di punti vendita. Gli addetti sono cresciuti dell’8,3% nei supermercati e nelle grandi superfici specializzate in prodotti tecnologici, mentre nei negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria l’incremento è stato del 3,4%.
Discount ed e-commerce guidano la crescita
I discount alimentari rappresentano il segmento con l’espansione più marcata. Il numero dei punti vendita è aumentato del 7,4%, mentre il fatturato ha registrato un balzo del 101,1%. Il risultato viene collegato alla ricerca di prezzi convenienti da parte delle famiglie, in risposta all’aumento del costo della vita.
Crescono anche le attività comprese nell’aggregato formato da e-commerce, vendita porta a porta e distributori automatici. In questo ambito il numero degli operatori è salito del 13,6% e il fatturato del 41,9%.
Gli ipermercati seguono una traiettoria opposta, con una riduzione dell’8,4% del giro d’affari e un progressivo ridimensionamento della superficie media. Anche il commercio ambulante perde fatturato, con una flessione del 14,9%.
Farmacie in crescita, soffrono librerie ed edicole
Tra gli esercizi specializzati emergono le farmacie, il cui fatturato è aumentato del 43,5%. A sostenere il comparto è stato anche l’ampliamento dell’offerta, con nuovi servizi sanitari e una maggiore presenza di prodotti dedicati alla cura e al benessere.
I negozi rivolti alla casa e alla persona hanno incrementato il giro d’affari del 28%, mentre quelli specializzati nei prodotti informatici e nelle telecomunicazioni hanno raggiunto il 25,5%. Entrambi gli aumenti risultano superiori alla variazione dei prezzi al consumo rilevata nello stesso periodo.
Più difficile è la situazione di edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e attività dedicate agli articoli musicali. La digitalizzazione dei consumi culturali ha ridotto la domanda rivolta a molti di questi esercizi, accelerandone la scomparsa dai centri urbani e dai piccoli comuni.
Il Mezzogiorno conserva una rete più capillare
Nel Mezzogiorno la densità commerciale rimane superiore rispetto al Centro-Nord. Il rapporto associa questa caratteristica alla diffusione dell’autoimpiego, alle minori opportunità di lavoro dipendente, agli incentivi pubblici e alla crescita dei flussi turistici.
Secondo l’analisi di Confcommercio, la maggiore presenza di piccoli esercizi potrebbe riflettere anche un ritardo nei processi di concentrazione già osservati in altre aree del Paese. Nei prossimi periodi il Sud potrebbe quindi registrare una diminuzione più rapida dei negozi, accompagnata dall’espansione della grande distribuzione e dei discount.
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