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Torino, studio Politecnico: AMOC senza collasso improvviso

23/06/2026

Torino, studio Politecnico: AMOC senza collasso improvviso

Un nuovo studio del Politecnico di Torino, pubblicato sulla rivista internazionale Science Advances, ridimensiona il rischio di un collasso improvviso della Circolazione Meridionale Atlantica, il grande sistema di correnti oceaniche che comprende anche la Corrente del Golfo e contribuisce a regolare il clima europeo. La ricerca, nata dal lavoro di dottorato di Oliver Mehling, indica che la fusione della calotta glaciale della Groenlandia indebolirà ulteriormente il sistema, ma nel modello analizzato non emerge un cedimento rapido e irreversibile nel futuro prevedibile.

Lo studio sul sistema di correnti che influenza il clima europeo

La ricerca mette al centro l’AMOC, acronimo di Atlantic Meridional Overturning Circulation, una delle principali strutture oceaniche del pianeta. Questo sistema trasporta calore attraverso l’Atlantico e contribuisce a mantenere temperature relativamente miti in gran parte dell’Europa. Per questo motivo, il suo possibile indebolimento è considerato uno dei temi più rilevanti nello studio degli effetti del riscaldamento globale.

Da tempo la comunità scientifica analizza la possibilità che l’aumento delle temperature e l’afflusso di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale, legato anche alla fusione dei ghiacci della Groenlandia, possano alterare il funzionamento della circolazione oceanica. Alcuni modelli semplificati hanno ipotizzato il raggiungimento di un punto di non ritorno, oltre il quale l’indebolimento dell’AMOC potrebbe diventare rapido e difficilmente reversibile.

Il lavoro coordinato al Politecnico di Torino, con Mehling primo autore e il professor Jost von Hardenberg del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture come coautore, offre una lettura più articolata. L’acqua di fusione contribuisce al rallentamento del sistema, ma non appare sufficiente, da sola, a provocare un collasso improvviso.

Acqua dolce dalla Groenlandia: indebolimento graduale, non crollo

Per valutare il peso della fusione della Groenlandia, i ricercatori hanno utilizzato un modello climatico di ultima generazione, confrontando due esperimenti numerici: uno con l’immissione nell’oceano di quantità realistiche di acqua dolce proveniente dalla calotta glaciale e uno senza questo contributo.

I risultati mostrano che l’acqua di fusione amplifica l’indebolimento dell’AMOC, riducendone l’intensità di un ulteriore 10-20% entro la fine del secolo. Il processo, tuttavia, avviene in modo graduale, accompagnando l’aumento delle temperature globali e l’evoluzione del cambiamento climatico.

Secondo Mehling, i modelli climatici indicano già un indebolimento della circolazione atlantica nel corso del XXI secolo, anche senza considerare il contributo della Groenlandia. L’acqua di fusione, spiega il ricercatore, rafforza questa tendenza, ma il suo impatto iniziale resta relativamente contenuto rispetto ad altre fonti di incertezza. Il suo ruolo potrebbe diventare più rilevante oltre il 2100, soprattutto in assenza di misure efficaci per ridurre le emissioni di gas serra.

Il nodo della reversibilità e il ruolo della CO2

Un altro elemento significativo riguarda la possibilità che la circolazione atlantica possa recuperare forza se venissero ridotte le cause del suo indebolimento. Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno simulato scenari teorici nei quali la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera diminuisce progressivamente.

In queste simulazioni, l’AMOC torna a rafforzarsi indipendentemente dalla quantità di acqua dolce immessa in precedenza nell’oceano a causa della fusione groenlandese. Il dato suggerisce che l’indebolimento osservato non rappresenti necessariamente una trasformazione irreversibile, ma un processo che potrebbe essere contenuto se il riscaldamento globale venisse limitato.

Si tratta di scenari teorici, perché richiederebbero una rimozione della CO2 dall’atmosfera su una scala oggi difficilmente realizzabile. Restano però utili per comprendere il comportamento del sistema climatico e la sua risposta a eventuali politiche di mitigazione molto incisive.

Resta alta l’attenzione sul cambiamento climatico

I risultati non eliminano le preoccupazioni legate alla crisi climatica. La fusione della Groenlandia continua infatti a rappresentare una delle principali cause dell’innalzamento del livello dei mari, con conseguenze potenzialmente gravi per milioni di persone che vivono nelle aree costiere.

Mehling sottolinea che l’assenza di evidenze di un collasso improvviso non deve essere letta come un segnale di sicurezza definitiva. Esistono processi oceanici che molti modelli climatici non riescono ancora a rappresentare pienamente e il rischio di future perturbazioni dell’AMOC potrebbe quindi essere ancora sottostimato.

Il messaggio che emerge dallo studio resta netto: la riduzione delle emissioni di gas serra rimane la priorità. Anche se la sola fusione dei ghiacci groenlandesi non sembra in grado di far collassare rapidamente la circolazione atlantica, il cambiamento climatico continua ad alterare gli equilibri del sistema Terra e richiede interventi di mitigazione capaci di ridurre i rischi per clima, ecosistemi e società umane.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.