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Torino, nuova molecola contro l’Alzheimer: studio UniTo

03/06/2026

Torino, nuova molecola contro l’Alzheimer: studio UniTo

Una nuova molecola sperimentale ha mostrato la capacità di ridurre placche, infiammazione cerebrale e danni ai neuroni nei modelli di Alzheimer, aprendo prospettive di ricerca per possibili terapie innovative contro una delle principali cause di demenza nel mondo. Lo studio internazionale, coordinato dalla professoressa Riccarda Granata del Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dell’Università di Torino, ha analizzato gli effetti della molecola GHRH e del suo composto derivato, denominato MR-409.

Protezione dei neuroni contro la beta-amiloide

La ricerca si concentra su alcuni meccanismi centrali della malattia di Alzheimer, patologia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone e per la quale le terapie attualmente disponibili riescono soprattutto ad alleviare i sintomi, senza bloccare in modo definitivo la progressione del deterioramento cognitivo. Per questo la comunità scientifica continua a cercare trattamenti capaci di proteggere il cervello, rallentare i danni cellulari e preservare memoria e funzioni cognitive.

Nel nuovo studio, i ricercatori hanno osservato che il trattamento con GHRH e MR-409 aiuta le cellule nervose a sopravvivere e a difendersi dagli effetti tossici della beta-amiloide, la proteina che tende ad accumularsi nel cervello delle persone affette da Alzheimer formando le cosiddette placche. Questi depositi sono considerati uno dei segni distintivi della malattia e contribuiscono ai processi di sofferenza neuronale.

Nei modelli sperimentali utilizzati, la molecola ha mostrato un’azione protettiva sulle cellule nervose e sulle connessioni tra neuroni, elementi fondamentali per il mantenimento delle capacità cognitive. I risultati indicano quindi un potenziale effetto su più livelli del danno cerebrale associato alla patologia.

Ridotte infiammazione e placche cerebrali

Gli effetti osservati nei modelli animali sono considerati particolarmente incoraggianti. Il trattamento ha portato a una riduzione dell’accumulo di beta-amiloide nel cervello, a una diminuzione dell’infiammazione cerebrale e a una maggiore protezione delle connessioni neuronali. A questi dati si è aggiunto anche un miglioramento delle capacità cognitive e della memoria.

Secondo quanto evidenziato dalla professoressa Granata, l’aspetto più interessante riguarda la capacità della molecola di agire contemporaneamente su più meccanismi coinvolti nell’Alzheimer. Questo elemento potrebbe rappresentare un vantaggio rispetto ad approcci terapeutici che intervengono su un solo bersaglio della malattia.

I ricercatori hanno inoltre rilevato che gli effetti del trattamento si manifestano senza alterare in modo significativo gli ormoni della crescita dell’organismo. Si tratta di un dato rilevante, perché suggerisce un possibile profilo di sicurezza favorevole, pur nella necessità di ulteriori approfondimenti.

Nuove prospettive per le malattie neurodegenerative

Lo studio non rappresenta ancora una terapia disponibile per i pazienti, ma un passaggio importante nella ricerca preclinica. Prima di arrivare a possibili applicazioni sull’uomo saranno necessari ulteriori studi, verifiche di sicurezza e valutazioni sull’efficacia in contesti clinici.

I risultati aprono però una strada promettente nello sviluppo di strategie contro l’Alzheimer e, più in generale, contro le malattie neurodegenerative. Con l’invecchiamento della popolazione, queste patologie costituiscono una delle sfide sanitarie e sociali più rilevanti. La possibilità di intervenire su infiammazione, accumulo di proteine tossiche, sopravvivenza neuronale e memoria rende MR-409 un composto di particolare interesse per la ricerca futura.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.