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Food box al ristorante, solo il 15,5% porta a casa gli avanzi

03/08/2026

Food box al ristorante, solo il 15,5% porta a casa gli avanzi

Soltanto il 15,5% degli italiani chiede di portare a casa il cibo avanzato al ristorante, mentre la quota scende all’11,8% quando nel contenitore dovrebbe finire il vino rimasto nella bottiglia. I dati mostrano una distanza ancora marcata tra la disponibilità dei locali, quasi tutti attrezzati per consegnare gli avanzi, e il comportamento dei clienti, spesso frenati dall’imbarazzo. Il tema torna d’attualità durante l’estate, quando aumentano pranzi, cene, vacanze e altre occasioni di consumo fuori casa.

Il 91,8% dei ristoratori è pronto a consegnare gli avanzi

Dal punto di vista organizzativo, la ristorazione appare già preparata. Il 91,8% degli esercenti dichiara di poter mettere a disposizione confezioni adatte al trasporto del cibo rimasto al tavolo. Per oltre la metà degli operatori, quindi, il principale ostacolo non riguarda la disponibilità di contenitori o la gestione del servizio, ma la difficoltà dei clienti nel formulare la richiesta.

Molti consumatori temono ancora che portare via una pietanza possa essere giudicato sconveniente o poco elegante. Il risultato è che porzioni già pagate e perfettamente consumabili vengono eliminate, insieme alle materie prime, all’energia e al lavoro impiegati per prepararle.

La situazione riguarda anche le bevande. Il vino non terminato potrebbe essere conservato e consumato successivamente, ma meno di dodici persone su cento scelgono di recuperarlo. La percentuale conferma quanto il gesto sia ancora lontano dal diventare una pratica abituale.

Sette italiani su dieci apprezzano i locali con food box

La percezione dei consumatori mostra tuttavia segnali di cambiamento. Il 74% degli italiani si dichiara favorevole alla possibilità di portare a casa quanto non è stato consumato. Il 70% valuta positivamente i ristoranti che propongono direttamente il servizio, senza attendere che sia il cliente a domandarlo.

Per il 22% dei consumatori, la disponibilità di una food box può influenzare persino la scelta del locale. L’offerta attiva del contenitore diventa così un elemento legato alla reputazione del ristorante, alla qualità dell’accoglienza e all’attenzione dimostrata verso la riduzione degli sprechi.

Una domanda rivolta dal personale al termine del pasto potrebbe contribuire a eliminare il disagio: proporre con naturalezza di confezionare ciò che è rimasto trasforma la richiesta in una parte ordinaria del servizio, al pari della consegna del conto o della prenotazione di un tavolo.

Rimpiattino distribuito in 875 ristoranti italiani

Tra i progetti dedicati al recupero del cibo figura “Rimpiattino”, la food and wine box promossa da Fipe e Comieco. L’iniziativa punta a rendere il contenitore riconoscibile e semplice da utilizzare, superando l’immagine improvvisata associata alla tradizionale busta per gli avanzi.

Dal lancio del progetto sono state distribuite 24mila confezioni in 875 ristoranti presenti in 22 città italiane. Il coinvolgimento dei pubblici esercizi permette di diffondere un comportamento che protegge il valore economico e ambientale dei prodotti serviti.

Ogni pietanza richiede acqua, energia, trasporti, lavorazione e personale. Quando il cibo ancora commestibile viene gettato, lo spreco comprende quindi l’intera catena di risorse utilizzate prima che il piatto arrivi al cliente.

L’estate aumenta le occasioni di consumo fuori casa

La stagione estiva amplifica il problema per effetto della crescita delle presenze nei ristoranti, delle cene tra amici e dei pasti consumati durante viaggi e vacanze. Ordinazioni abbondanti, menu condivisi e porzioni non completate possono generare una maggiore quantità di alimenti destinati ai rifiuti.

Ristoratori e associazioni di categoria invitano perciò a considerare la food box come uno strumento ordinario di consumo responsabile. Portare via gli avanzi consente di utilizzare il cibo in un pasto successivo, ridurre i rifiuti e valorizzare la spesa già sostenuta.

La diffusione della pratica dipenderà anche dalla capacità dei locali di proporla apertamente e dei clienti di superare la sensazione di disagio. I dati indicano che la disponibilità culturale è già ampia; resta da trasformarla in un gesto concreto al termine del pasto.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.