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Collina di Torino: escursioni a Superga e sentieri

28/06/2026

Collina di Torino: escursioni a Superga e sentieri

La collina di Torino costituisce uno di quei territori che la città tende a dare per scontato, eppure chiunque abbia percorso i sentieri che salgono da Sassi o da Pino Torinese verso le creste boscose sa bene quanto questo rilievo offra una varietà di paesaggi e di esperienze che molte aree alpine più celebrate non riescono a eguagliare. Si tratta di un sistema di colline moreniche compreso tra il Po a ovest e il confine con il Monferrato a est, solcato da una rete sentieristica capillare che raggiunge, tra le altre mete, la Basilica di Superga: un edificio che dalla quota di 672 metri domina la pianura padana con una presenza architettonica difficile da ignorare anche a decine di chilometri di distanza. Le escursioni sulla collina di Torino verso Superga rappresentano un'opzione concreta per chi vuole camminare senza allontanarsi dalla città, ma la ridotta distanza dai quartieri urbani non deve trarre in inganno rispetto alla qualità dell'esperienza.

Il sistema di accesso è articolato: dalla stazione della cremagliera a Sassi — il cui tracciato storico risale al 1884 e continua a funzionare come alternativa meccanizzata alla salita a piedi — partono diversi itinerari che si inerpicano attraverso boschi di roverelle, carpini e castagni, con radure aperte verso la pianura che si apre fino alle Alpi Marittime nelle giornate di visibilità eccezionale. La dorsale collinare è percorribile anche da nord a sud seguendo il tracciato del Sentiero dei Tre Re, che attraversa i comuni di San Mauro, Baldissero Torinese e Pino Torinese prima di congiungersi con i percorsi che portano a Superga. Chi si avvicina a quest'area con la sola prospettiva della basilica come punto di arrivo rischia di perdere la parte più interessante dell'itinerario: il bosco stesso, con la sua progressiva apertura verso le creste panoramiche.

Nel 2026, la rete sentieristica della collina torinese ha beneficiato di un lavoro sistematico di manutenzione e segnaletica promosso dalla Città Metropolitana di Torino in collaborazione con il CAI e con alcune associazioni locali, il che ha reso più agevole la pianificazione degli itinerari anche per escursionisti che si avvicinano per la prima volta a questo territorio. La cartografia digitale disponibile su piattaforme come Komoot e Wikiloc copre la maggior parte dei percorsi con tracce verificate; tuttavia, la conoscenza diretta dei sentieri resta indispensabile per chi intende combinare più varianti in un'unica uscita.

Accesso ai sentieri: punti di partenza e varianti di percorso

Il punto di partenza più frequentato per le escursioni sulla collina di Torino verso Superga è la stazione della cremagliera di Sassi, raggiungibile con la linea 15 del tram cittadino dal centro di Torino; da qui, il sentiero principale segue inizialmente il tracciato della cremagliera per poi staccarsi verso il bosco all'altezza di Colle della Maddalena, guadagnando dislivello in modo progressivo attraverso tornanti che attraversano una vegetazione fitta e variegata. Una seconda variante parte da Pino Torinese, con accesso in autobus dalla stazione di Porta Nuova, e percorre la cresta meridionale della collina con esposizione quasi continua verso la pianura: questo tracciato è tecnicamente più diretto ma richiede una buona capacità di orientamento nelle prime fasi, dove la segnaletica si dirada. Una terza opzione, meno conosciuta, sale da Villa della Regina attraverso il parco storico della villa stessa — aperto al pubblico nei giorni feriali — e raggiunge il crinale principale attraverso un bosco di tigli e querce che in autunno offre cromatismi di notevole intensità. Il dislivello complessivo da Sassi alla Basilica di Superga è di circa 340 metri, distribuiti su un percorso di 5-6 chilometri a seconda della variante scelta; tempi di percorrenza realistici oscillano tra un'ora e mezza e due ore e mezza, escludendo le soste.

Caratteristiche del territorio e aspetti naturalistici della collina

La composizione geologica della collina torinese — depositi miocenici alternati a livelli sabbioso-argillosi — determina una morfologia ondulata con versanti a diversa esposizione che ospitano comunità vegetali sensibilmente differenti: i versanti sud-ovest, più secchi e soleggiati, presentano garighe a erica e ginestra con presenza di specie mediterranee al limite settentrionale del loro areale, mentre i versanti nord sono occupati da boschi mesofili dominati dal carpino bianco e dall'acero campestre, con uno strato erbaceo ricco di geofite primaverili. La fauna è quella tipica delle colline piemontesi periurbane: caprioli, volpi, faine e una comunità ornitica piuttosto ricca che include il picchio verde, lo sparviero e, nelle aree più aperte, la tottavilla. La pressione antropica esercitata dalla vicinanza con Torino è parzialmente compensata dall'esistenza del Parco Naturale della Collina Torinese, istituito nel 1991, che tutela circa 5.000 ettari di territorio e impone limitazioni all'accesso motorizzato su buona parte della rete viaria minore: una scelta che ha contribuito a conservare la qualità ecologica di ambienti che altrimenti sarebbero stati progressivamente erosi dall'espansione residenziale.

La Basilica di Superga: contesto storico e interesse architettonico

Costruita su progetto di Filippo Juvara tra il 1717 e il 1731 per volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia — il quale aveva fatto voto alla Madonna di Superga durante l'assedio di Torino del 1706 — la basilica rappresenta uno degli esempi più compiuti di architettura barocca piemontese, con una cupola di 65 metri che domina il profilo collinare visibile da tutta la pianura padana. L'interno, sobrio rispetto a molte contemporanee realizzazioni italiane, custodisce il Mausoleo Sabaudo, dove sono sepolti i sovrani della casata a partire da Vittorio Amedeo II; la cripta è visitabile con accompagnamento guidato e costituisce un percorso di notevole interesse storico per chi si avvicina all'escursione con una prospettiva più ampia della semplice camminata. Il complesso architettonico comprende anche i resti del convento adiacente, oggi parzialmente adibito a museo, e una terrazza panoramica che si apre verso ovest con una vista sulla città di Torino, la pianura padana e, nelle condizioni di visibilità favorevoli, l'intera cerchia alpina occidentale dalla Liguria al Monte Rosa. Da non trascurare, per chi conosce la storia del calcio italiano, la lapide commemorativa del grande Torino, la squadra che il 4 maggio 1949 perì nel disastro aereo che prese il nome dalla collina stessa: un riferimento che permea la memoria collettiva della città in modo ancora vivo.

Itinerari panoramici oltre Superga: i sentieri della cresta collinare

Chi ha percorso il tracciato fino alla basilica e dispone ancora di energie e tempo può proseguire lungo la cresta verso nord-est in direzione di Baldissero Torinese, seguendo un sentiero che mantiene quota per diversi chilometri attraverso boschi alternati a radure con coltivazioni vitate: la collina torinese ospita ancora alcune vigne che producono Freisa e Barbera in versioni di nicchia, difficilmente reperibili fuori dalla distribuzione locale. Il percorso di cresta da Superga a Baldissero — circa 8 chilometri di sviluppo, con variazioni di quota contenute tra 600 e 700 metri — offre scorci sulla pianura verso est che nelle giornate limpide comprendono le colline del Monferrato e, in trasparenza, il profilo lontano degli Appennini. Un rientro alternativo verso Torino passa per il borgo di Reaglie, scendendo lungo un sentiero che attraversa il parco fluviale del Pianezza e raggiunge la stazione di Chieri, con collegamento ferroviario diretto alla stazione di Porta Nuova. Per chi preferisce tornare alla quota di partenza senza ripetere il tracciato dell'andata, questa combinazione costituisce il giro ad anello più soddisfacente tra quelli percorribili in giornata con partenza dal centro cittadino.

Organizzazione pratica: stagioni, equipaggiamento e logistica

La collina torinese è percorribile in tutte le stagioni, con considerazioni specifiche che variano significativamente a seconda del periodo: in inverno, i versanti nord possono presentare ghiaccio nei tratti ombrosi anche per settimane consecutive, rendendo necessario l'uso di ramponcini leggeri su alcuni passaggi; in estate, l'esposizione solare dei versanti meridionali rende consigliabile la partenza nelle prime ore del mattino, quando la temperatura è ancora tollerabile e la luce radente esalta il profilo delle Alpi sullo sfondo. La primavera, tra marzo e maggio, è probabilmente la stagione in cui il bosco esprime la sua massima varietà visiva, con la fioritura delle geofite e il graduale dispiegarsi delle chiome; l'autunno offre invece cromatismi intensi e un'illuminazione che rende la camminata serale — possibile grazie alla prossimità con la città — particolarmente remunerativa. L'equipaggiamento minimo richiesto non differisce da quello di qualsiasi escursione in ambiente collinare: scarpe da trekking con suola scolpita, abbigliamento a strati per gestire le variazioni termiche tra il bosco e le creste aperte, e una piccola riserva d'acqua dato che le fontane lungo il percorso sono rare e non sempre funzionanti. La cremagliera di Sassi — con partenze ogni 30 minuti nella fascia oraria estesa — costituisce la soluzione logistica più flessibile per il rientro, specialmente per chi non vuole ripercorrere in discesa lo stesso itinerario dell'andata: una scelta che lascia le gambe fresche e trasforma il rientro in un'osservazione rilassata del territorio percorso a piedi.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to