Torino, morto Livio Berruti: addio al campione olimpico dei 200
11/08/2026
Torino piange Livio Berruti, campione olimpico dei 200 metri a Roma 1960 e laureato in Chimica all’Università di Torino. L’ex velocista è morto il 9 agosto all’età di 87 anni. Figura simbolo dell’atletica italiana, Berruti ha legato il proprio nome a una delle pagine più celebri dello sport azzurro, mantenendo per tutta la vita un rapporto profondo con la città, l’Ateneo torinese e il movimento sportivo universitario.
Dall’atletica scolastica all’oro olimpico di Roma 1960
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti si avvicinò all’atletica nel 1955 mentre frequentava il Liceo Cavour. Inizialmente interessato al tennis, scoprì nelle competizioni scolastiche le proprie qualità nella velocità e decise di dedicarsi allo sprint. A soli 18 anni entrò nella Nazionale italiana, con la quale avrebbe collezionato 41 presenze.
Nel corso della carriera conquistò quindici titoli italiani: sei nei 100 metri, otto nei 200 e uno nella staffetta 4x100. Il momento destinato a consegnarlo alla storia arrivò il 3 settembre 1960, quando, a 21 anni, vinse i 200 metri ai Giochi olimpici di Roma.
Sulla pista dello Stadio Olimpico fermò il cronometro a 20”5 sia in semifinale sia in finale, eguagliando in entrambe le occasioni il record mondiale. Con quel successo divenne il primo atleta europeo a conquistare l’oro olimpico sui 200 metri. Nella stessa edizione arrivò vicino a un’altra medaglia, chiudendo al quarto posto nella staffetta 4x100.
Tre Olimpiadi e quindici titoli italiani
Dopo Roma, Berruti partecipò ad altre due edizioni dei Giochi. A Tokyo 1964 terminò quinto nella finale dei 200 metri e settimo nella staffetta. Quattro anni più tardi, a Città del Messico, raggiunse nuovamente la finale olimpica della 4x100.
La sua carriera agonistica si concluse nel 1969. Decenni più tardi, nel 2015, il CONI inserì il suo nome nella Walk of Fame dello sport italiano, riconoscendolo tra le personalità che hanno segnato la storia sportiva nazionale.
Parallelamente alle gare, Berruti portò avanti il proprio percorso accademico, iniziato a Padova e terminato all’Università di Torino, dove conseguì la laurea in Chimica. Anche alla vigilia della finale olimpica del 1960 lo studio rimase parte della sua quotidianità: aveva raccontato di essersi messo a leggere un libro di chimica prima della gara per allentare la tensione.
Quel rapporto tra sport e formazione divenne negli anni uno dei messaggi che Berruti rivolse con maggiore frequenza ai giovani atleti, invitandoli a proseguire gli studi per costruire opportunità anche dopo la carriera agonistica.
Il legame con il CUS Torino e le Universiadi
Una parte importante della sua storia sportiva è legata al CUS Torino e alle Universiadi. Berruti fu tra i protagonisti della prima edizione della manifestazione universitaria, organizzata proprio a Torino nel 1959, conquistando tre ori nei 100 metri, nei 200 e nella staffetta 4x100.
Nel 1963, a Porto Alegre, ottenne due medaglie di bronzo nei 100 e nei 200 metri, mentre a Tokyo nel 1967 tornò sul gradino più alto del podio con la staffetta 4x100. Nel 2007 fu scelto come ultimo tedoforo dell’Universiade invernale di Torino e accese il braciere durante la cerimonia inaugurale.
Il cordoglio dell’Università di Torino
L’Università di Torino ha ricordato Berruti come una figura appartenente sia alla storia dello sport italiano sia a quella dell’Ateneo. La rettrice Cristina Prandi ha richiamato il valore del suo percorso, capace di unire talento atletico, formazione e impegno nello studio.
Anche il prorettore Gianluca Cuniberti ha evidenziato come nella vita di Berruti l’identità del campione e quella dello studente siano rimaste strettamente collegate, offrendo alle nuove generazioni un modello nel quale l’attività sportiva di alto livello può convivere con la costruzione di competenze e prospettive professionali.
Il presidente del CUS Torino, Riccardo D’Elicio, lo ha ricordato anche sul piano personale, sottolineando il legame mantenuto da Berruti con Torino, l’Università e il mondo dello sport universitario. Un rapporto proseguito ben oltre la fine dell’attività agonistica e diventato parte dell’eredità lasciata dal campione olimpico alla sua città.
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