Caricamento...

Torino365 Logo Torino365

Chivasso, agguato a colpi di pistola: due misure cautelari

14/10/2026

Chivasso, agguato a colpi di pistola: due misure cautelari

Due uomini sono stati raggiunti da misure cautelari per il tentato omicidio avvenuto il 30 giugno 2026 nel centro di Chivasso, quando una persona era stata ferita da diversi colpi di pistola alla coscia e all'avambraccio sinistri. I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato nel pomeriggio del 10 ottobre, al termine di un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. Gli indagati sono accusati, in concorso tra loro, di tentato omicidio premeditato e porto illegale di arma in luogo pubblico, con l'aggravante del metodo mafioso. Durante l'esecuzione delle misure, uno dei destinatari è stato inoltre arrestato in flagranza dopo il ritrovamento di una pistola carica nella sua abitazione.

L'agguato del 30 giugno nel centro di Chivasso

L'inchiesta riguarda un episodio avvenuto in pieno giorno, il 30 giugno 2026, nel centro cittadino di Chivasso, in provincia di Torino.

Un uomo era stato raggiunto da diversi proiettili, riportando gravi ferite alla coscia e all'avambraccio sinistri. L'aggressione aveva dato immediatamente avvio agli accertamenti investigativi per individuare gli autori della sparatoria e ricostruirne le circostanze.

Le prime indagini erano state condotte dai Carabinieri di Chivasso sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Ivrea, guidata dalla procuratrice Gabriella Viglione.

Gli approfondimenti successivi hanno permesso agli investigatori di delineare una ricostruzione dell'episodio e di individuare due persone ritenute coinvolte nell'agguato, con condotte distinte attribuite a ciascuna.

Contrasti familiari in un contesto di matrice 'ndranghetista

Secondo la ricostruzione investigativa, la sparatoria sarebbe maturata nell'ambito di contrasti di natura familiare sviluppatisi in un contesto criminale di matrice 'ndranghetista.

Gli elementi raccolti hanno portato gli inquirenti a contestare ai due uomini il tentato omicidio premeditato e il porto illegale di arma in luogo pubblico, entrambi aggravati dal metodo mafioso.

La qualificazione delle condotte deriva dalle valutazioni formulate dagli investigatori e dall'autorità giudiziaria sulla base delle risultanze dell'inchiesta.

Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari e le accuse dovranno essere verificate nel successivo percorso giudiziario.

Un indagato in carcere, l'altro ai domiciliari con braccialetto

Nel pomeriggio di sabato 10 ottobre, la Polizia di Stato ha dato esecuzione all'ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo piemontese, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri.

Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere per uno degli indagati e gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per l'altro.

L'attività è stata condotta dalla Squadra Mobile di Torino, che ha sviluppato gli accertamenti successivi alle indagini inizialmente avviate dai Carabinieri di Chivasso.

Il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia è legato agli elementi emersi sulla presunta matrice criminale del contesto in cui sarebbe maturato l'agguato.

Fuga di notizie sulle indagini, accertamenti separati

La decisione di procedere all'esecuzione delle misure è stata influenzata anche da circostanze emerse durante lo svolgimento dell'inchiesta.

Secondo quanto riferito dalla Polizia di Stato, una fuga di notizie riservate e la successiva pubblicazione su organi di stampa locali di particolari investigativi ancora oggetto di accertamento hanno contribuito ad accelerare l'intervento.

Le informazioni diffuse riguardavano aspetti dell'indagine sui quali erano ancora in corso verifiche da parte degli investigatori.

La comunicazione della Polizia precisa che sulla divulgazione di tali notizie sono state avviate distinte e ulteriori indagini da parte dell'autorità giudiziaria.

Non sono stati forniti dettagli sull'origine della fuga di informazioni né su eventuali persone coinvolte negli accertamenti separati.

Propositi ritorsivi emersi durante il monitoraggio degli indagati

Un ulteriore elemento che ha inciso sui tempi dell'operazione riguarda quanto rilevato dagli investigatori durante il controllo costante dei due indagati.

Nel corso di alcuni dialoghi sarebbero emersi propositi ritorsivi riferiti a vicende personali differenti rispetto ai fatti oggetto del procedimento per il tentato omicidio.

Queste circostanze sono state considerate dagli inquirenti nella valutazione della necessità di intervenire, contribuendo all'accelerazione delle operazioni del 10 ottobre.

La Polizia di Stato ha precisato che tali intenzioni riguardavano episodi distinti dalla sparatoria avvenuta a Chivasso.

Pistola calibro 6,35 carica trovata nell'abitazione

Durante l'esecuzione delle misure cautelari, gli agenti hanno effettuato ulteriori accertamenti presso l'abitazione dell'uomo destinatario degli arresti domiciliari.

All'interno dell'immobile è stata rinvenuta una pistola calibro 6,35 munita di munizioni e pronta a sparare.

Il ritrovamento ha determinato un nuovo intervento nei confronti dell'indagato, che è stato arrestato in flagranza per detenzione illegale di arma da fuoco.

La contestazione relativa all'arma trovata nell'abitazione è distinta da quelle che hanno portato all'emissione dell'ordinanza cautelare per l'agguato del 30 giugno.

Nel comunicato della Polizia non viene specificato se la pistola rinvenuta sia collegata all'arma utilizzata durante la sparatoria. Non è quindi possibile attribuirle un ruolo nell'episodio senza ulteriori riscontri investigativi.

Indagini preliminari e presunzione di innocenza

L'operazione del 10 ottobre rappresenta un passaggio dell'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, sviluppata a partire dagli accertamenti condotti dopo il ferimento dell'uomo nel centro di Chivasso.

Le misure cautelari sono state adottate sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori e valutati dall'autorità giudiziaria, mentre proseguono gli accertamenti separati sulla diffusione di informazioni riservate.

La Polizia di Stato ha espressamente ricordato che il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari.

Per entrambi gli indagati resta pertanto valida la presunzione di non colpevolezza fino all'eventuale pronuncia di una sentenza definitiva.

Andrea Bianchi Avatar
Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.