Torino, studio Unito: il gioco è contagioso anche tra i gorilla
29/09/2026
Il gioco può propagarsi da un individuo all’altro come un vero e proprio comportamento contagioso. Accade nei bambini, negli scimpanzé, nei bonobo e nei gorilla, secondo uno studio dell’Università di Torino pubblicato sulla rivista Philosophical Transactions of the Royal Society B. La ricerca ha confrontato per la prima volta il fenomeno nelle quattro specie, mostrando che la probabilità di iniziare a giocare aumenta quando qualcuno nelle vicinanze ha appena avviato un’attività ludica.
Oltre 1.100 ore di osservazione su 107 individui
Lo studio è firmato da Ivan Norscia, Edoardo Collarini e Giada Cordoni, ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino. Tra febbraio 2022 e febbraio 2025 il gruppo ha raccolto oltre 1.100 ore di osservazioni su 107 individui appartenenti a otto gruppi, due per ciascuna delle specie considerate.
Per la componente umana sono stati coinvolti 28 bambini di età compresa tra 13 e 36 mesi dell’asilo nido Armando Melis di Torino. Scimpanzé, bonobo e gorilla sono stati invece osservati in diverse strutture zoologiche europee.
La ricerca è stata condotta esclusivamente attraverso l’osservazione, senza modificare o sollecitare artificialmente le interazioni. Gli studiosi hanno analizzato ciò che accadeva nei minuti immediatamente successivi all’inizio di un episodio di gioco, concentrandosi sugli individui presenti nelle vicinanze che in quel momento non erano già coinvolti.
Più gioco dopo aver visto giocare un altro individuo
Per verificare che si trattasse realmente di contagio e non di una coincidenza, il comportamento osservato dopo un episodio ludico è stato confrontato con quello degli stessi individui in condizioni simili, ma senza che qualcuno avesse precedentemente iniziato a giocare.
Il risultato è stato comune alle quattro specie: la probabilità di iniziare un nuovo gioco aumentava significativamente dopo aver osservato un altro individuo giocare. La risposta poteva consistere nell’avvio di un’attività solitaria, nell’interazione con altri oppure nell’ingresso nel gioco già in corso.
Il fenomeno viene documentato dallo studio per la prima volta anche nei bonobo e nei gorilla, ampliando così le conoscenze sul ruolo del gioco nella socialità degli ominidi.
Il contagio cresce nei gruppi con relazioni più amichevoli
Uno degli elementi emersi con maggiore chiarezza riguarda la qualità delle relazioni interne ai gruppi. Il contagio del gioco risultava più frequente dove le interazioni amichevoli prevalevano su quelle aggressive, suggerendo un legame tra la diffusione del comportamento ludico e il clima sociale in cui gli individui vivono.
Anche l’età e la distanza avevano un peso. Gli individui più giovani mostravano una maggiore propensione a rispondere al gioco osservato, mentre la probabilità aumentava quando ci si trovava fisicamente più vicini a chi aveva dato inizio all’attività.
I ricercatori hanno rilevato inoltre una frequenza maggiore del contagio nei gruppi con un rapporto più elevato tra maschi e femmine. Non sono invece emersi effetti significativi legati alla dimensione complessiva del gruppo, alla durata dell’episodio iniziale o al fatto che il primo individuo stesse giocando da solo o insieme ad altri.
L’ipotesi di un’origine evolutiva comune
La presenza dello stesso fenomeno in esseri umani, scimpanzé, bonobo e gorilla porta gli autori a ipotizzare che il contagio del gioco possa avere radici evolutive molto antiche, forse risalenti all’ultimo antenato comune delle quattro specie.
Secondo questa interpretazione, la propagazione del gioco potrebbe aver favorito interazioni non aggressive e contribuito alla costruzione e al mantenimento dei legami sociali. Giada Cordoni descrive infatti il gioco come un comportamento che compare fin dalle prime fasi dello sviluppo e permette di sperimentare reciprocità, cooperazione e competizione senza trasformare necessariamente il confronto in conflitto.
Lo studio offre così nuovi elementi per comprendere le basi biologiche dei comportamenti collettivi e il modo in cui le azioni di un individuo possono influenzare quelle del gruppo, aprendo prospettive di ricerca che gli autori collegano anche a fenomeni umani complessi come sport, musica e altre forme di partecipazione condivisa.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to