Torino, studio CRT-TEHA sulla povertà educativa
13/05/2026
La povertà educativa continua a pesare sul futuro dei giovani italiani e sulla capacità del Paese di costruire crescita, occupazione e mobilità sociale. Il tema è stato al centro dell’incontro organizzato dalla Fondazione CRT nella sede di via Venti Settembre, nell’ambito del Salone Internazionale del Libro Off, con la presentazione dello studio promosso da TEHA Group.
All’appuntamento hanno partecipato la presidente della Commissione cultura Lorenza Patriarca e l’assessore al Welfare Jacopo Rosatelli. Dopo i saluti della presidente della Fondazione CRT Anna Maria Poggi, il CEO di TEHA, Valerio de Molli, ha illustrato i principali risultati dell’analisi, richiamando il legame tra povertà educativa, disuguaglianze familiari, istruzione e accesso al lavoro.
Povertà educativa e lavoro, i dati dello studio
Secondo i dati presentati, la povertà educativa contribuisce a bloccare la creazione di circa 3,2 milioni di posti di lavoro. In Italia sono 1,3 milioni i minori in condizione di povertà assoluta, con un aumento del 47 per cento nell’arco di dieci anni.
Il quadro nazionale resta critico anche sul fronte dell’istruzione terziaria. L’Italia si colloca tra gli ultimi Paesi europei per quota di giovani laureati, pari al 31,3 per cento. A questo si aggiunge il tema delle competenze digitali, richieste in misura crescente dal mercato del lavoro: il 41,5 per cento delle offerte pubblicate su LinkedIn le richiede già oggi, ma tra i giovani italiani sotto i 19 anni solo il 56 per cento le possiede, contro una media europea del 73 per cento.
Il potenziale economico del contrasto alle disuguaglianze
Per TEHA Group, agire sulla povertà educativa e sulle condizioni socioeconomiche delle famiglie può diventare una leva di sviluppo per il Paese. De Molli ha indicato la possibile emancipazione dallo stato di povertà per oltre due milioni di persone, con un impatto stimato fino a 48 miliardi di euro in più sul Pil italiano.
Il messaggio emerso dall’incontro è che la povertà educativa non riguarda soltanto la scuola, ma incide direttamente sulle opportunità di lavoro, sulla qualità della partecipazione sociale e sulla capacità dei giovani di muoversi in un mercato sempre più orientato alle competenze digitali e alla formazione continua.
Piemonte, indicatori stabili o in miglioramento
Durante l’iniziativa è stato presentato anche il Tableau de Bord della povertà educativa in Piemonte e Valle d’Aosta, curato dalla Fondazione CRT come strumento operativo per misurare il fenomeno nelle due regioni del Nord-Ovest.
Per il Piemonte il quadro mostra segnali positivi: il 70 per cento degli indicatori risulta stabile o in miglioramento. Tra i dati più rilevanti figurano la riduzione dell’abbandono scolastico, sceso all’8,7 per cento, con un calo di 3,4 punti percentuali, e il contenimento della disuguaglianza sociale, attestata al 4,1 per cento.
Arrivano indicazioni favorevoli anche dalle politiche sociali, con un tasso di occupazione degli stranieri al 62,3 per cento, una dotazione infrastrutturale delle scuole al 49,7 per cento e una capacità di spesa delle risorse europee pari al 34,5 per cento. Restano però alcune criticità: la povertà familiare relativa è salita all’8,8 per cento, mentre la partecipazione culturale fuori casa si ferma al 35,1 per cento.
Lo studio consegna quindi alle istituzioni un quadro articolato: alcuni indicatori territoriali migliorano, ma la povertà educativa resta un nodo decisivo per il futuro dei giovani, soprattutto per chi nasce in famiglie con minori risorse economiche, sociali e culturali.
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