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Torino, sorveglianza speciale per un 50enne: moglie e figli costretti a fuggire di notte

05/02/2026

Torino, sorveglianza speciale per un 50enne: moglie e figli costretti a fuggire di notte

Per sottrarsi alla violenza del marito e padre, una donna e i suoi figli minorenni avrebbero trascorso più volte la notte fuori casa, seduti sulle panchine di un giardinetto vicino all’abitazione, anche in pieno inverno e con addosso vestiti inadatti, talvolta scalzi. È uno dei passaggi più duri ricostruiti dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Torino, che ha portato all’applicazione di una misura di prevenzione personale nei confronti di un uomo di 50 anni.

La proposta, avanzata dal Questore di Torino al Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione, è stata accolta: l’uomo è stato sottoposto a sorveglianza speciale per un anno e sei mesi, con prescrizioni e obblighi finalizzati a contenerne la pericolosità e a prevenire ulteriori condotte violente.

Le condotte contestate: isolamento, minacce e fughe notturne

Gli accertamenti svolti dagli investigatori descrivono un contesto familiare segnato da condotte vessatorie protratte per oltre dieci anni. In questo quadro, la moglie e i figli sarebbero stati progressivamente isolati dall’esterno: l’uomo avrebbe impedito contatti e frequentazioni, sostenendo che parenti e amici fossero “cattivi” e vietando di invitare chiunque in casa o di partecipare a relazioni sociali considerate non controllabili.

Le fughe notturne rappresentano, secondo quanto ricostruito, la risposta immediata all’escalation di aggressività: uscire dall’abitazione diventava l’unica strada per evitare conseguenze peggiori, restando all’aperto fino al mattino e rientrando solo quando la tensione appariva scesa. Una dinamica che, oltre alla paura, esponeva i minori a rischi concreti legati al freddo, alla mancanza di protezione e alla precarietà di quelle ore trascorse fuori.

Armi ad aria compressa in casa e pressioni sul lavoro della figlia

Nel fascicolo rientrano anche episodi legati al possesso e all’uso di pistole e fucili soft air ad aria compressa. L’uomo è stato indagato per porto abusivo di armi e, stando agli elementi raccolti, avrebbe utilizzato armi e munizionamento all’interno dell’abitazione, danneggiando mobili e suppellettili, provocando fori nei muri e alimentando un clima di intimidazione costante.

In un’occasione, la ricostruzione parla di un gesto particolarmente significativo sul piano simbolico e psicologico: il figlio minorenne sarebbe stato costretto a prendere dal frigorifero alcune cosce di pollo sulle quali l’uomo si sarebbe poi “allenato” al tiro. A questo si aggiunge un ulteriore episodio che riguarda la figlia, ormai maggiorenne: l’uomo si sarebbe presentato sul suo luogo di lavoro con l’intento di farla licenziare, estendendo il controllo e la pressione oltre le mura domestiche.

Cosa comporta la sorveglianza speciale e il percorso imposto

La sorveglianza speciale è una misura di prevenzione personale prevista dall’ordinamento e applicata, su decisione del Tribunale, a soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica. Non si tratta di una pena, ma di un insieme di prescrizioni e limitazioni pensate per monitorare la condotta e ridurre il rischio di nuovi reati, con obblighi che possono incidere su spostamenti, abitudini e frequentazioni.

Nel caso torinese, oltre alla durata fissata in un anno e sei mesi, il provvedimento prevede l’indicazione di seguire un percorso di recupero per autori di condotte violente e di disintossicazione dall’alcool presso una struttura Ser.D., elemento che lega la misura non solo al controllo, ma anche a un intervento mirato sul comportamento e sulle condizioni che potrebbero aver contribuito alla reiterazione delle condotte.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.