Parco della Salute, l’Ordine dei Medici chiede chiarimenti su rete clinica e posti letto
20/04/2026
Il progetto del futuro Parco della Salute di Torino, per l’Ordine dei Medici e Odontoiatri del capoluogo, presenta una base architettonica di indubbio rilievo, ma richiede ancora un approfondimento serio e puntuale sul piano sanitario, organizzativo e clinico. È questa la posizione espressa da OMCeO Torino nelle osservazioni trasmesse alla Conferenza dei Servizi, chiamata a esprimersi prima dell’approvazione definitiva dell’intervento, in un passaggio che per dimensione e impatto non riguarda soltanto un nuovo complesso ospedaliero, ma il futuro stesso dell’equilibrio assistenziale dell’area torinese.
L’Ordine chiarisce subito il proprio punto di vista: il nodo principale non riguarda la qualità edilizia del progetto, terreno sul quale non rivendica una competenza diretta, ma la definizione del suo ruolo all’interno della rete sanitaria cittadina. Proprio qui si concentra la parte più densa delle osservazioni, perché secondo OMCeO manca ancora una visione integrata capace di spiegare in modo convincente come il nuovo polo si relazionerà agli altri ospedali, alle case di comunità, alle strutture intermedie e ai servizi territoriali. Senza questo quadro complessivo, il rischio evocato è quello di produrre sovrapposizioni, duplicazioni oppure vuoti assistenziali, con conseguenze pesanti sulla tenuta del sistema.
Posti letto, specialità internistiche e tenuta della rete ospedaliera
Tra i punti più delicati indicati dall’Ordine c’è il ridimensionamento delle degenze, soprattutto nell’area medica. Nel progetto, i posti letto previsti per quest’ambito sono 127, organizzati secondo un modello flessibile per intensità di cura e non più per singola disciplina. Una scelta che, letta in astratto, può anche apparire coerente con i modelli più recenti di organizzazione ospedaliera, ma che secondo OMCeO non risulta sufficientemente sostenuta da dati concreti sui fabbisogni reali, sui volumi attesi, sui flussi di ricovero e sulla capacità del sistema di assorbire la domanda proveniente dal Pronto Soccorso.
Il confronto con la situazione attuale, per quanto reso complesso dall’assenza di dati completi e aggiornati nella documentazione disponibile, evidenzierebbe una forte riduzione dell’offerta. L’Ordine richiama, infatti, il fatto che oggi il sistema ospedaliero composto da Molinette e CTO dispone di oltre 400 posti letto riferibili all’area medica in senso ampio, comprendendo medicina interna e principali specialità internistiche come pneumologia, nefrologia, geriatria, endocrinologia e neurologia. Nel nuovo assetto, queste aree non risultano esplicitate come degenze dedicate e appaiono ricomprese in un contenitore unico, soluzione che per i medici torinesi apre interrogativi concreti sull’aderenza del progetto ai bisogni epidemiologici del territorio.
Perplessità analoghe riguardano anche l’area chirurgica, dove i 306 posti letto previsti comprendono però segmenti oggi collocati in strutture differenti, rendendo il confronto meno lineare ma lasciando intuire, anche qui, una contrazione dell’offerta non accompagnata da una chiara dimostrazione delle modalità con cui questa dovrebbe essere compensata.
CTO, area materno-infantile e assenza di un quadro epidemiologico definito
Un secondo capitolo molto rilevante delle osservazioni riguarda il destino del CTO. Secondo OMCeO Torino, la documentazione esaminata non chiarisce in modo definitivo se l’ospedale debba essere integralmente riassorbito nel Parco della Salute o continuare a operare come presidio autonomo di tipo hub, con un proprio Pronto Soccorso e una propria funzione nella gestione dei casi di media intensità. Per l’Ordine, la coesistenza di due poli con accesso in emergenza introdurrebbe una duplicazione dei servizi, dei costi e delle risorse professionali, in un contesto che già soffre carenze di personale e in cui una moltiplicazione dei punti di accesso rischierebbe di indebolire l’efficienza complessiva del sistema.
Molto netta è anche la richiesta di chiarimento sul futuro del Sant’Anna e del Regina Margherita. L’Ordine rileva una distanza tra le dichiarazioni istituzionali che, in tempi recenti, hanno fatto riferimento a un possibile scorporo dell’area materno-infantile e il progetto attuale, che invece continua a includerla nel nuovo complesso. Anche qui i numeri destano attenzione: i posti letto pediatrici del Regina Margherita passerebbero da 204 a 125, mentre il Sant’Anna vedrebbe una riduzione consistente dell’attuale dotazione, con una parte delle attività ginecologiche e chirurgiche della donna assorbite nel blocco chirurgico generale.
A rendere ancora più problematica la valutazione, secondo OMCeO, è l’assenza di un’analisi epidemiologica strutturata, di una definizione chiara della popolazione di riferimento, dei tassi di occupazione attesi, dei fabbisogni di personale e del rapporto con la rete ospedaliera e territoriale in trasformazione, compresi Moncalieri, il futuro ospedale dell’ASL TO5, le case di comunità, gli ospedali di comunità, la lungodegenza e la riabilitazione. Anche gli spazi per la didattica, pur previsti nel progetto, vengono giudicati ancora poco definiti nella loro articolazione concreta. È da questa somma di questioni aperte che nasce la richiesta dell’Ordine: proseguire il confronto e chiarire ora i nodi clinici, prima che il progetto entri in una fase irreversibile.
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