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Energia e inflazione frenano l’economia europea

26/05/2026

Energia e inflazione frenano l’economia europea

La questione energetica torna al centro delle preoccupazioni economiche nella settimana del 26 maggio 2026, con il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà lungo lo Stretto di Hormuz che mantengono alta la pressione sulle quotazioni. L’aumento dei costi dell’energia si riflette su inflazione, fiducia e consumi, colpendo famiglie e imprese in una fase di crescita globale ancora moderata. Secondo Eurostat, ad aprile il prezzo di carburanti e lubrificanti nell’Unione europea è cresciuto del 20,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, dopo il +12,9% registrato a marzo.

Europa esposta al nuovo shock energetico

L’energia torna quindi a essere uno dei principali fattori di pressione sull’economia europea, dopo una fase in cui il suo impatto sembrava essersi progressivamente attenuato. Il tema è stato richiamato anche dal presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante l’evento conclusivo del Festival dell’Economia di Trento, a conferma di una preoccupazione che attraversa il sistema produttivo.

Il Fondo Monetario Internazionale segnala i rischi collegati a uno shock energetico prolungato: riduzione del potere d’acquisto, maggiore fragilità per le famiglie a basso reddito e difficoltà crescenti per le imprese più esposte ai costi di produzione. Anche le stime OCSE confermano un andamento globale prudente, con il PIL dell’area OCSE cresciuto dello 0,4% nel primo trimestre del 2026, in lieve accelerazione ma con forti differenze tra economie.

Nell’Unione europea, le Previsioni Economiche di Primavera della Commissione indicano una particolare vulnerabilità legata alla dipendenza dalle importazioni energetiche. L’aumento dei costi comprime i margini aziendali, riduce la capacità di spesa delle famiglie e frena investimenti e domanda interna. Ad aprile l’inflazione dell’area euro è salita al 3%, contro il 2,6% di marzo, mentre nell’intera Unione ha raggiunto il 3,2%.

Italia tra consumi cauti e investimenti legati al PNRR

Il rallentamento produttivo emerge anche dagli indicatori PMI flash di S&P Global, che segnalano nell’Eurozona una contrazione della produzione per il secondo mese consecutivo e un peggioramento della fiducia delle imprese. Anche l’occupazione mostra primi segnali di indebolimento, mentre una ripresa rapida appare meno probabile rispetto alle attese precedenti.

In Italia il quadro resta segnato da crescita contenuta, prudenza nei consumi e investimenti selettivi. Il Rapporto annuale 2026 dell’Istat ricorda che nel 2025 il PIL è aumentato dello 0,5%, sostenuto dalla domanda interna e dalla ripresa degli investimenti, mentre il contributo della domanda estera è stato negativo. Confindustria avverte che l’aumento dei prezzi energetici e il deterioramento della fiducia potrebbero incidere su consumi, servizi e credito.

Gli investimenti collegati al PNRR continuano a rappresentare un sostegno importante per l’attività produttiva, anche se i segnali dei comparti restano differenziati. Le costruzioni registrano il quinto calo consecutivo, scendendo ai livelli più bassi dall’estate 2025, mentre il mercato immobiliare mostra una tenuta relativa, con indicazioni di rialzo dei prezzi, tempi medi di vendita più brevi e sconti ridotti.

Sul territorio emergono segnali moderatamente positivi, come indica l’Osservatorio Confcommercio Torino–Format Research, che rileva tra le imprese piemontesi un clima di fiducia prudente ma orientato a investimenti e occupazione in crescita nel secondo semestre 2026. Prosegue intanto la trasformazione dei pagamenti: secondo la Banca d’Italia, nel quarto trimestre 2025 le operazioni elettroniche hanno sfiorato quota 4 miliardi, con un aumento del 45,5% rispetto al 2022.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to