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Di più, sempre di più e ancor di più: perché la “transizione” energetica è un concetto scomodo

12/01/2026

Di più, sempre di più e ancor di più: perché la “transizione” energetica è un concetto scomodo

C’è una parola che torna con ostinazione nei piani industriali, nei documenti istituzionali, nei convegni tecnici, perfino nelle conversazioni quotidiane: transizione. La si pronuncia con un tono rassicurante, come se indicasse un passaggio ordinato da un sistema a un altro, quasi una sostituzione lineare: prima il carbone, poi il petrolio, poi il gas, infine le rinnovabili. L’appuntamento della rubrica “Theseus Lecture” del Centro Studi Theseus del Politecnico di Torino sceglie invece di mettere questa narrazione sotto pressione, partendo da una domanda che suona più come una provocazione che come un titolo accademico: Di più, sempre di più e ancor di più. Martedì 13 gennaio 2026, dalle 15:00 alle 17:00, presso Corso Montevecchio 38, la lezione affidata a Jean-Baptiste Fressoz invita a ripensare la storia dell’energia e, con essa, il lessico con cui si immagina la decarbonizzazione.

Quando le fonti non si sostituiscono: la logica dell’accumulo

Il cuore dell’intervento è semplice da enunciare, meno facile da digerire: nella storia moderna le fonti energetiche e i materiali non si sono avvicendati come in una staffetta, ma si sono spesso sommati, intrecciandosi in catene produttive che crescono insieme. L’energia “nuova” non cancella quella “vecchia”, la incorpora, la sposta, la riconfigura; e intanto, mentre la tecnologia promette efficienza, la domanda complessiva tende a salire, trascinando consumi e infrastrutture.

Questa lettura costringe a guardare la transizione non come un gesto di sostituzione, bensì come un campo di forze in cui pesano inerzie industriali, dipendenze materiali, geopolitiche delle forniture, interessi economici, oltre a un fatto spesso rimosso: la crescita energetica è stata una regola più stabile del risparmio. In questo scenario, la decarbonizzazione non appare un automatismo tecnico, ma un’impresa che deve fare i conti con un sistema progettato per espandersi, e che tende a trasformare ogni nuova soluzione in un ulteriore strato, anziché in un taglio netto.

Perché l’idea di “transizione energetica” ha avuto tanto successo

Se la storia racconta soprattutto accumuli, perché la nozione di transizione energetica si è imposta con tanta forza? L’incontro prova a ricostruire il percorso culturale e politico che, a partire dagli anni Settanta, ha reso plausibile un “futuro senza passato”: un orizzonte in cui governi, imprese ed esperti hanno cominciato a parlare come se esistessero precedenti storici di transizioni compiute, capaci di legittimare l’idea che basti spostare investimenti e innovare tecnologie per ottenere lo stesso risultato.

Qui si gioca una posta alta: comprendere come nasce una narrazione significa capire anche ciò che essa lascia fuori. Se il concetto di transizione diventa una cornice troppo comoda, rischia di trasformarsi in un linguaggio che promette cambiamento senza misurare la persistenza delle infrastrutture fossili, né la dipendenza dalle materie prime, né gli effetti di rimbalzo di efficienze che, in un’economia espansiva, possono alimentare ulteriore domanda. Rileggere la storia dell’energia a partire dalle relazioni tra fonti, anziché dalla loro presunta sostituzione, aiuta a spiegare sia la resilienza del fossile sia gli ostacoli che possono rallentare o deviare i percorsi di decarbonizzazione.

Un confronto interdisciplinare nella cornice Theseus Lecture

La Theseus Lecture nasce come spazio di confronto tra scienze applicate, scienze umane e sociali, e il programma dell’incontro riflette questa impostazione. La lezione di Jean-Baptiste Fressoz, storico della scienza, della tecnologia e dell’ambiente, direttore di ricerca al CNRS e professore all’École Nationale des Ponts et Chaussées, è presentata da Vera Tripodi, docente di Etica della Tecnologia del Politecnico di Torino. La discussione coinvolge Ilenia Picardi e Dario Minervini dell’Università di Napoli Federico II, con la moderazione di Claudio Coletta dell’Università di Bologna.

Il riferimento più diretto al lavoro recente del relatore è il volume Sans transition: Une nouvelle histoire de l’énergie (Seuil, 2024), pubblicato in inglese come More and more and more. An all-consuming history of energy (HarperCollins / Penguin, 2024): un titolo che, già da solo, suggerisce l’idea di un’energia raccontata come aumento continuo, più che come passaggio ordinato da un regime all’altro. Il seminario, in questo senso, promette un esercizio utile anche fuori dall’accademia: rivedere le parole con cui si descrive il cambiamento, perché le parole, quando diventano slogan, finiscono spesso per sostituire l’analisi.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.