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XXXIV Congresso Geografico Italiano a Torino 2025

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di Redazione

02/09/2025

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Dal 3 al 5 settembre 2025 Torino tornerà protagonista della ricerca geografica internazionale, accogliendo la XXXIV edizione del Congresso Geografico Italiano, promosso dall’Associazione dei Geografi Italiani (AGeI). Nato alla fine dell’Ottocento e organizzato con cadenza quadriennale, l’appuntamento rappresenta uno spazio di confronto di primo piano per studiosi e ricercatori. Per la città piemontese si tratta di una terza volta storica: le precedenti edizioni si erano svolte nel 1950 e nel 1986.

Due luoghi simbolici per un congresso attuale

Gli incontri si terranno in due sedi rappresentative: il moderno Campus Luigi Einaudi, che ospiterà le sessioni nell’Aula Magna di Lungo Dora Siena, e il Castello del Valentino, residenza storica sul Po e cuore della formazione universitaria torinese. Il filo rosso dell’edizione 2025 sarà il tema “Era urbana e disordine del mondo. Geografie per interpretare il presente”, con l’obiettivo di indagare i processi di trasformazione delle città e dei territori alla luce delle grandi sfide globali.

Relazioni internazionali e fruizione online

Oltre ai lavori scientifici interni, sono previsti momenti di confronto aperti a un pubblico più ampio. Le plenarie principali verranno trasmesse in diretta su Unito Media, rendendo l’evento accessibile anche a distanza. Tra gli interventi di spicco da segnare sul calendario:
  • Mercoledì 3 settembre (ore 11.00 – 13.00): Michael Storper, della London School of Economics, con una lezione su “Five Types of Urban-Spatial Inequality: Causes, Consequences and Prospects for Betterment”.
  • Venerdì 5 settembre (ore 14.30 – 16.00): Sara Fregonese, University of Birmingham, con la conferenza “Onde d’urto. Per un approccio atmosferico alla geopolitica urbana”.
Il congresso offrirà spunti di riflessione sul futuro delle città e sulle nuove forme di disuguaglianza spaziale, mettendo in dialogo competenze provenienti da diversi settori disciplinari. Sarà un’occasione per riaffermare il ruolo della geografia come strumento utile a interpretare i cambiamenti in corso e a proporre visioni capaci di orientare istituzioni, comunità scientifica e società civile verso una comprensione più profonda delle dinamiche urbane contemporanee.
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