UniTo 2026: edilizia, ricerca e didattica per un Ateneo più policentrico
23/01/2026
Il 2026 dell’Università di Torino si apre con una parola d’ordine chiara: mettere in relazione scelte infrastrutturali e priorità accademiche, così che spazi, laboratori e aule non siano solo “contenitori”, ma condizioni operative per fare meglio ricerca, insegnamento e servizi. Il programma è stato presentato mercoledì 21 gennaio nella Nuova Aula Magna di Piazza Nizza 44 dalla Rettrice Cristina Prandi e dal Prorettore Gianluca Cuniberti, con un’impostazione che lega trasformazione degli edifici, integrazione scientifica e qualità della formazione.
Al centro c’è un’idea di sviluppo policentrico: UniTo cresce lungo assi coerenti con i grandi interventi urbani in corso, cercando un dialogo più stretto con istituzioni, sistema sanitario e tessuto dell’innovazione. La prospettiva dichiarata è quella di preparare le basi del Piano Strategico 2027-2032, mentre il 2026 viene presentato come un anno di accelerazione e scelte operative.
Edilizia come infrastruttura per ricerca e didattica
Il capitolo edilizio non viene raccontato come semplice manutenzione o ampliamento, ma come politica universitaria a tutti gli effetti. Il caso più emblematico è Piazza Nizza: l’ampliamento dell’edificio, destinato a ospitare ricerca medica di base e traslazionale ad alta specializzazione, punta a rendere più rapido il passaggio dalle evidenze di laboratorio alle applicazioni cliniche. È un obiettivo ambizioso, che chiama in causa organizzazione, reti di collaborazione e capacità di attrarre persone e progetti, oltre alla qualità degli spazi.
Nella visione dell’Ateneo, l’intervento contribuisce a delineare una dorsale di ricerca biomedica connessa al futuro Parco della Salute, della Ricerca e dell’Innovazione. Tradotto: università, sanità e territorio vengono messi in continuità fisica e funzionale, con l’idea di rafforzare partnership strategiche, aumentare la competitività sui programmi europei e rendere più solido il rapporto con le istituzioni sanitarie.
Accanto a Piazza Nizza, la mappa degli investimenti citati per il mandato rettorale comprende la Città delle Scienze e dell’Ambiente di Grugliasco, via Pietro Giuria, la Cavallerizza Reale e l’Orto Botanico. Sono luoghi diversi per funzione e identità, ma accomunati da un approccio: spostare l’attenzione dall’edificio singolo all’ecosistema di spazi che definisce un ateneo contemporaneo, dove laboratori, aule, servizi e luoghi di studio devono funzionare come un insieme.
Una ricerca più integrata, connessa a reti e partenariati
La seconda leva è la ricerca, descritta come “integrata” non per formula, ma per necessità. La dimensione biomedica è quella più evidente, anche per la centralità del polo di Piazza Nizza e del collegamento al Parco della Salute, ma l’impostazione riguarda l’Ateneo nel suo complesso: attrarre ricercatrici e ricercatori di profilo internazionale, consolidare la presenza nei progetti europei, costruire partenariati capaci di durare.
Qui il punto non è soltanto aumentare il numero di iniziative, bensì la capacità di reggere la complessità: progetti più grandi, consorzi più articolati, interoperabilità tra dipartimenti, laboratori che dialogano con imprese, istituzioni e servizi pubblici. In questo quadro, la trasformazione degli spazi diventa una premessa concreta: senza infrastrutture adeguate, la qualità scientifica resta un obiettivo dichiarato, ma difficile da sostenere.
Il messaggio politico dell’Ateneo, affidato anche alle parole della Rettrice nei primi cento giorni di mandato, è che edilizia, ricerca e didattica non procedono su binari separati: vengono “messe a sistema” per rafforzare ruolo scientifico, formativo e sociale, con un’ambizione che guarda tanto alla dimensione nazionale quanto a quella internazionale.
Didattica e servizi agli studenti: orientamento, placement e formazione continua
Il terzo asse riguarda la didattica e, insieme, i servizi agli studenti. L’idea di sviluppo policentrico viene letta come un’opportunità per migliorare la qualità dell’esperienza universitaria, con attenzione dichiarata a orientamento, placement e formazione continua. Non si tratta soltanto di ampliare l’offerta, ma di rendere più efficaci i percorsi: aiutare a scegliere, accompagnare nel passaggio verso il lavoro, mantenere un rapporto con chi si forma anche dopo la laurea.
In questa prospettiva, la rigenerazione urbana non è una cornice estetica: è un fattore che può incidere su accessibilità, tempi di spostamento, disponibilità di spazi studio, integrazione con i servizi cittadini. Il dialogo con i progetti in corso a Torino viene richiamato proprio per questo: un ateneo che si sviluppa “lungo gli assi strategici della città” non sta solo crescendo, sta ridefinendo come studenti e comunità vivono l’università.
Internazionalizzazione come alleanze, mobilità e inclusione
L’internazionalizzazione viene descritta come capacità di consolidare alleanze globali e promuovere mobilità, con un’attenzione esplicita all’inclusione. L’obiettivo, per UniTo, è contribuire anche a un posizionamento di Torino come città universitaria europea: un tema che intreccia reputazione, attrattività e qualità dei servizi, e che richiede continuità di relazioni più che iniziative episodiche.
La scelta delle parole è significativa: non si parla di “vetrina”, ma di legami strutturali, e di una mobilità che non sia solo un’esperienza individuale, bensì un elemento che rafforza reti di ricerca e percorsi formativi.
Due appuntamenti pubblici: 12 e 23 febbraio 2026
Il calendario di avvio della nuova stagione passa per due momenti pubblici, entrambi collocati in luoghi simbolici.
Il 12 febbraio 2026, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale (via Verdi 9, Torino), è prevista una Conferenza sull’edilizia universitaria: l’occasione per presentare in modo organico il piano complessivo di trasformazione degli spazi, con priorità e tempistiche degli interventi.
Il 23 febbraio 2026, nell’Aula Magna del Polo delle Molinette (corso Bramante 88, Torino), si terrà l’Inaugurazione dell’Anno Accademico. La scelta della sede richiama il legame tra infrastrutture, ricerca e formazione, che nel programma 2026 viene indicato come il nodo da cui far ripartire la crescita dell’Ateneo.
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