Torino, misure cautelari contro 18 attivisti antagonisti
20/02/2026
Un’operazione articolata, costruita su mesi di accertamenti investigativi e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, ha portato all’esecuzione di 18 misure cautelari nei confronti di militanti dell’area antagonista ritenuti, a vario titolo, coinvolti in una serie di episodi avvenuti tra settembre e novembre nel capoluogo piemontese.
I provvedimenti, firmati dal G.I.P. del Tribunale di Torino ed eseguiti dalla Polizia di Stato, comprendono cinque arresti domiciliari, dodici obblighi di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria e un divieto di dimora nel comune. Gli indagati sono undici uomini e sette donne.
Le contestazioni ipotizzate includono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dall’ordinamento, tutti i soggetti coinvolti devono essere considerati non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.
Le manifestazioni di settembre e ottobre
Il primo episodio oggetto di approfondimento riguarda la manifestazione del 24 settembre in sostegno alla Global Sumud Flotilla. Quel giorno circa 1.500 persone si erano radunate in piazza Castello per poi muoversi in corteo verso la stazione di Porta Susa. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, circa 700 manifestanti avrebbero forzato un accesso allo scalo ferroviario, occupando i binari per un’ora e venti minuti e causando l’interruzione della circolazione ferroviaria.
Ulteriori fatti si collocano il 2 ottobre. In mattinata un gruppo di circa trenta attivisti avrebbe raggiunto in bicicletta l’aeroporto “Sandro Pertini” di Caselle, tagliando la recinzione perimetrale ed entrando nell’area aeroportuale, con conseguente sospensione dei voli per circa mezz’ora. Nella stessa giornata, in serata, un corteo di circa 10.000 persone ha attraversato il centro cittadino fino alle O.G.R., dove era prevista la partecipazione, nell’ambito della “Italian Tech Week”, di Jeff Bezos e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
In quell’occasione, sempre secondo le ricostruzioni investigative, alcuni manifestanti avrebbero scavalcato e aperto dall’interno i cancelli perimetrali consentendo l’accesso ad altri partecipanti, con danneggiamenti a strutture, arredi, monitor e quattro autovetture. Durante le fasi di intervento delle forze dell’ordine, due operatori del Reparto Mobile sono rimasti feriti, con prognosi di dieci giorni.
Gli scontri di novembre e le perquisizioni
Il 3 ottobre, nell’ambito della mobilitazione contro la kermesse tecnologica, circa 1.300 attivisti hanno sfilato nelle aree circostanti le O.G.R., tentando più volte di accedere alla struttura e lanciando oggetti verso gli agenti schierati a presidio. Gli scontri si sono poi spostati all’esterno di un’azienda in corso Francia, dove il lancio di bottiglie e pietre avrebbe provocato il ferimento di sei operatori del Reparto Mobile, con prognosi fino a trenta giorni, oltre al danneggiamento di veicoli nel parcheggio aziendale.
Tra i fatti contestati figura anche l’irruzione del 14 novembre nella sede della Città Metropolitana, al termine del corteo denominato “No Meloni Day”. In quella circostanza nove agenti sono rimasti feriti; uno dei manifestanti era stato arrestato in flagranza differita. L’ultimo episodio risale al 28 novembre, quando un gruppo di circa ottanta persone è entrato nella sede del quotidiano “La Stampa”, danneggiando porte e una telecamera di videosorveglianza e tracciando scritte sui muri.
Le indagini della Digos torinese hanno portato alla denuncia di numerosi presunti responsabili e all’esecuzione di 21 perquisizioni domiciliari, cui si sono aggiunte ulteriori tre perquisizioni, anche informatiche, con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica. Un quadro investigativo che la magistratura dovrà ora vagliare nel contraddittorio tra accusa e difesa.