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The Rest and the West: per la critica del multipolarismo

12/01/2026

The Rest and the West: per la critica del multipolarismo

La fase successiva alla pandemia ha aperto una stagione in cui la tensione geopolitica non si limita a riaffermare equilibri di potere già noti, ma diventa il luogo in cui si ridefinisce il senso stesso della globalizzazione. Guerre, sanzioni, fratture economiche e nuove alleanze non appaiono come episodi isolati o deviazioni temporanee, bensì come elementi che rivelano una trasformazione più profonda del capitalismo globale. È dentro questo scenario che si colloca The Rest and the West: Per la critica del multipolarismo, il volume di Sandro Mezzadra e Brett Neilson, al centro di un seminario accademico che propone una chiave di lettura netta e controcorrente.

Guerra e capitalismo globale: un legame strutturale

Il punto di partenza dell’analisi di Mezzadra e Neilson è la messa in discussione di una narrazione ormai diffusa, secondo cui i conflitti contemporanei sarebbero riconducibili a una competizione multipolare tra Stati. Il libro mostra come questa interpretazione risulti parziale, se non fuorviante, perché ignora il ruolo che la guerra ha assunto all’interno dei meccanismi economici globali. Il conflitto viene osservato come fattore strutturale del capitalismo attuale, capace di ridefinire catene del valore, flussi di capitale e rapporti sociali.

In questo quadro, le disuguaglianze crescenti non sono un effetto collaterale, ma il terreno su cui si innestano nuove forme di dominio e controllo. La guerra, lungi dall’essere un’eccezione, diventa uno strumento attraverso cui il sistema globale si riorganizza, producendo fratture territoriali e sociali che incidono sulla vita quotidiana ben oltre i confini dei fronti armati.

Oltre il multipolarismo: una critica necessaria

The Rest and the West invita a superare l’idea di un mondo diviso in blocchi contrapposti, ciascuno dotato di una propria autonomia geopolitica. Gli autori mostrano come la retorica del multipolarismo finisca spesso per occultare le interdipendenze profonde tra economie, istituzioni e apparati militari. La distinzione tra “Occidente” e “Resto del mondo” non viene assunta come dato geografico o culturale, ma come costruzione politica funzionale a determinati assetti di potere.

Il testo mette in evidenza come il capitalismo contemporaneo utilizzi il conflitto per ridefinire spazi di accumulazione e governance, trasformando la guerra in un dispositivo che attraversa la globalizzazione anziché interromperla. Ne emerge una lettura che obbliga a ripensare categorie consolidate e a interrogarsi sulle responsabilità sistemiche, evitando semplificazioni che riducono tutto a scontri tra Stati sovrani.

Il seminario e il confronto accademico

Il seminario dedicato al volume si propone come momento di discussione critica su questi temi. L’incontro è introdotto e moderato da Francesca Governa, del Politecnico di Torino, mentre la presentazione del libro è affidata allo stesso Mezzadra, docente all’Università di Bologna. Il dibattito coinvolge Caterina Ciarleglio e Michele Lancione, entrambi del Politecnico di Torino, offrendo punti di vista differenti sul nesso tra spazio, conflitto e trasformazioni sociali.

Il confronto si inserisce in un contesto accademico che riconosce l’urgenza di strumenti analitici capaci di leggere un mondo segnato da instabilità permanente, dove le dinamiche economiche e quelle militari risultano sempre più intrecciate.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.