Poem, la “macchina del pensare” di Vacis tra teatro, consapevolezza e istituzioni
19/02/2026
Nella seduta del 18 febbraio 2026 della Quinta Commissione, presieduta da Lorenza Patriarca (PD), il regista Gabriele Vacis e alcuni rappresentanti di Poem – Potenziali Evocati Multimediali hanno portato in aula il racconto di un’esperienza che tiene insieme pratica artistica, formazione e impresa sociale, con un’idea precisa: il teatro come strumento per allenare attenzione, responsabilità e presenza, senza separare mente e corpo.
Vacis ha ripercorso l’origine del progetto, nato quattro anni fa a partire da una classe diplomata alla Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino nel 2021. Da quel percorso, ha spiegato, è maturata la scelta di trasformare il lavoro quotidiano in una struttura stabile, una “macchina del pensare” che oggi vede come soci dodici giovani tra attori e attrici, lo stesso Vacis e Roberto Tarasco.
Narrazione, realtà e istituzioni: un patto da ricostruire
Il passaggio centrale dell’intervento del regista ha toccato il tema della narrazione, intesa come esercizio concreto e non come ornamento: raccontare serve a distinguere, a mettere a fuoco, a ritrovare una postura critica davanti al rumore costante che attraversa la vita pubblica. Vacis ha legato questo punto a tre parole nette – realtà, verità, consapevolezza – indicando in esse una via per disinnescare paure e solitudine, che spesso prosperano proprio dove manca un linguaggio condiviso.
In questo quadro, la collaborazione con le istituzioni è stata descritta come una necessità operativa, culturale e sociale: non un rapporto episodico, ma un lavoro di continuità, capace di tenere insieme luoghi della cultura e ambiti che, sulla carta, sembrano distanti. Il ragionamento si è allargato all’accessibilità: se l’intrattenimento corre senza pause, la cultura – ha osservato Vacis con una domanda volutamente provocatoria – non dovrebbe difendere i propri orari come fossero un confine invalicabile.
“Sguardi aperti”, il laboratorio gratuito che ha raccolto oltre 600 adesioni
Eva Meskhi e Lorenzo Tombesi hanno presentato Poem come una delle compagnie italiane con l’età media più bassa, sottolineando la scelta di un teatro che non si chiude nel perimetro della scena. Tra le attività illustrate, spicca “Sguardi aperti”, laboratorio gratuito che si svolge ogni sabato al Polo del ’900 di Torino: due ore, senza vincoli di frequenza e senza limiti d’età, pensate come tempo libero dedicato a ricerca, studio e consapevolezza.
Il dato delle oltre 600 adesioni è stato portato come segnale di un bisogno reale: spazi dove incontrarsi senza dover “consumare” un prodotto culturale, ma praticare un’esperienza, costruire rete, creare ponti. Il riferimento al modello del Teatro Laboratorio Settimo, nato cinquant’anni fa, chiarisce la genealogia di questa impostazione: formazione come comunità, e comunità come infrastruttura culturale.
Nel dibattito, Lorenza Patriarca ha rimarcato il ruolo educativo del teatro; Caterina Greco (PD) ha aggiunto una lettura politica del lavoro culturale, richiamando il compito di generare relazioni e connessioni sociali, là dove il tessuto comune tende a sfilacciarsi.
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