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Modelli di transizione: strumenti per leggere il cambiamento e progettare il dopo-fossile

12/01/2026

Modelli di transizione: strumenti per leggere il cambiamento e progettare il dopo-fossile

Che il clima e le società attraversino trasformazioni continue è un dato quasi banale, eppure oggi quel movimento di fondo sembra essersi fatto più veloce, più denso, più difficile da interpretare con le categorie abituali. Le transizioni non riguardano soltanto tecnologie o stili di vita: investono infrastrutture, economia, immaginari politici, abitudini quotidiane, rapporti tra territori e risorse. Il punto, allora, non è stabilire se siamo “in transizione”, ma capire quale transizione stiamo attraversando e quale siamo chiamati a disegnare, in un contesto che impone di ridurre drasticamente la dipendenza dai combustibili fossili e di interrompere la logica dell’esaurimento delle risorse.

Dentro questo quadro si colloca la seconda Conversazione in Biblioteca del ciclo “Transizione/Transizioni”, incontro di taglio ancora introduttivo, pensato per offrire un lessico e una cassetta degli attrezzi con cui orientarsi tra tempi, scale e forme del cambiamento.

Perché servono modelli: tempi, scale, soglie e ritorni

Parlare di transizione senza un modello significa spesso limitarsi a un racconto impressionistico: si percepisce l’accelerazione, si intravedono fratture, si nominano “crisi” e “opportunità”, ma manca una grammatica capace di distinguere i piani. I modelli, in questo senso, non sono gabbie teoriche: sono dispositivi per descrivere e confrontare processi diversi, chiarendo che cosa cambia, quanto rapidamente, con quali effetti collaterali e con quale grado di reversibilità.

Un passaggio decisivo riguarda le temporalità. Alcune trasformazioni avvengono per accumulo: piccoli aggiustamenti che, dopo anni, producono un salto di configurazione. Altre hanno un carattere repentino: eventi che funzionano da soglia, dopo i quali le pratiche e le infrastrutture non tornano più come prima. A questo si intreccia il tema delle scale: ciò che appare graduale a livello globale può essere brusco a livello locale; ciò che è percepito come “transizione energetica” in un piano nazionale può tradursi, per un territorio, in discontinuità industriale o in riconversione forzata. Infine c’è la questione, tutt’altro che astratta, della reversibilità: alcuni cambiamenti possono essere corretti, altri avvengono una volta sola, lasciando conseguenze durevoli sul clima, sugli ecosistemi, sulle filiere produttive.

Rivoluzioni, transizioni, abbandoni: tre modi diversi di cambiare

Un altro nodo che l’incontro intende affrontare è il confronto tra differenti modalità di trasformazione sociale e socio-tecnica. “Rivoluzione”, “transizione”, “abbandono” non sono etichette intercambiabili: indicano traiettorie e logiche diverse.

La rivoluzione evoca uno scarto netto, spesso accompagnato da conflitto aperto e ridefinizione rapida delle istituzioni. La transizione, invece, suggerisce una sequenza di passaggi, in cui vecchio e nuovo coesistono per un tempo più o meno lungo: il sistema cambia mentre continua a funzionare, e proprio questa coesistenza produce ambiguità, attriti, diseguaglianze. L’abbandono, infine, è una categoria che mette a fuoco ciò che viene lasciato indietro: tecnologie dismesse, settori economici in declino, pratiche che perdono senso. In una fase come l’attuale, immaginare un futuro “post-fossile” significa anche misurarsi con la politica dell’abbandono: chi paga i costi della dismissione, chi beneficia della nuova configurazione, quali territori rischiano di restare periferici in una transizione che, sulla carta, dovrebbe essere collettiva.

La Conversazione in Biblioteca: competenze a confronto per pensare il futuro

La Conversazione propone un dialogo tra approcci differenti, proprio perché le transizioni non si lasciano leggere con una sola lente. Intervengono Jost-Diedrich Graf Von Hardenberg, fisico del Politecnico di Torino, e Luigi Pellizzoni, sociologo della Scuola Normale Superiore. Modera Laura Valentina Socco, geofisica del Politecnico di Torino. La combinazione tra scienze fisiche, geofisica e sociologia indica una scelta precisa: affiancare la comprensione dei vincoli materiali (energia, clima, risorse, infrastrutture) all’analisi delle dinamiche sociali (istituzioni, conflitti, immaginari, potere), perché è in quel punto di incrocio che le transizioni diventano concrete.

Per partecipare è consigliata l’iscrizione tramite modulo dedicato: un passaggio pratico, ma anche un segnale del carattere laboratoriale dell’incontro, pensato per costruire una base comune di strumenti e domande, prima di entrare nei capitoli più specialistici del ciclo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.