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Il biogas dell’ex discarica AMIAT: un’eredità energetica che si sta esaurendo

10/01/2026

Il biogas dell’ex discarica AMIAT: un’eredità energetica che si sta esaurendo

Chiusa definitivamente alla fine del 2009, la discarica AMIAT di via Germagnano, alle Basse di Stura, continua a produrre effetti concreti sulla città di Torino. In quell’area compressa tra il fiume Stura, la superstrada per l’aeroporto e la tangenziale, quarant’anni di conferimenti di rifiuti solidi urbani non differenziati hanno lasciato in eredità una massa imponente: circa venti milioni di tonnellate di materiali compattati su una superficie di 230 mila metri quadrati, con fondo impermeabilizzato. Un accumulo che, pur non ricevendo più rifiuti da oltre quindici anni, rimane tutt’altro che inerte.

La decomposizione delle frazioni organiche continua infatti a generare biogas e percolato, due sottoprodotti che richiedono una gestione tecnica costante e di lungo periodo. Nel primo caso, la discarica si è trasformata negli anni in una vera e propria centrale energetica atipica; nel secondo, in un punto di origine di reflui che devono essere trattati con attenzione per evitare impatti ambientali.

Come funziona il recupero del gas

Il sistema di captazione del biogas realizzato da AMIAT, oggi parte del gruppo IREN, si basa su una rete articolata e capillare. Sono 530 i camini di estrazione infissi nella massa dei rifiuti, collegati a 27 impianti di aspirazione tramite oltre 32 chilometri di tubazioni. Il gas raccolto alimenta motori endotermici accoppiati ad alternatori, consentendo la produzione di energia elettrica utilizzata in parte dalla stessa AMIAT e in parte immessa nella rete nazionale.

Il percolato, la componente liquida prodotta dai processi di degradazione, segue invece un percorso diverso: viene convogliato attraverso la rete fognaria all’impianto di depurazione SMAT di Castiglione Torinese, dove viene trattato prima di essere restituito all’ambiente tramite il fiume Po. Due filiere distinte, entrambe indispensabili per garantire la sicurezza del sito anche dopo la chiusura formale della discarica.

Dalla fase di picco al declino progressivo

La produzione di energia da biogas aveva raggiunto il suo massimo nel 2008, con valori prossimi ai 90 mila MWh annui. La fine dei conferimenti ha però segnato un punto di svolta irreversibile. Senza nuovo materiale organico, il flusso di gas diminuisce fisiologicamente nel tempo. Oggi sono operativi solo quattro dei dodici motori originari, attivati a rotazione per ottimizzare la resa residua. Nel 2025 la produzione si è attestata intorno ai 15 mila MWh, circa un sesto rispetto ai livelli di picco.

Le stime tecniche indicano una riduzione ulteriore e graduale: nell’arco dei prossimi dieci anni la produzione potrebbe scendere sotto la soglia dei 6 mila MWh, rendendo sempre più marginale il contributo energetico del sito, pur mantenendo l’obbligo di presidio e controllo ambientale.

Una questione ancora politica e ambientale

Lo stato della produzione elettrica e le prospettive future dell’ex discarica sono state illustrate dai vertici AMIAT nel corso di una seduta della VI Commissione Ambiente del Comune di Torino, presieduta da Amalia Santiangeli. Il dibattito ha coinvolto diversi consiglieri e consigliere, segno che il tema resta sensibile, sia per gli aspetti energetici sia per quelli legati alla gestione di un’eredità ambientale complessa.

La parabola del biogas di via Germagnano racconta, in modo concreto, cosa accade dopo la chiusura di una grande discarica: i rifiuti smettono di essere visibili, ma continuano a produrre effetti, risorse e criticità. Un promemoria utile per ogni discussione futura su ciclo dei rifiuti, pianificazione energetica e responsabilità pubblica.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.