Il progetto approda in città su iniziativa dell’Associazione Socraté APS ed è stato illustrato nel corso di una seduta congiunta delle Commissioni Cultura e Diritti e Pari Opportunità, presiedute da Lorenza Patriarca. Con questa installazione, Torino accoglie un format artistico e sociale nato a Milano nel 2014 da un’idea di Jo Squillo, diventato nel tempo un simbolo riconoscibile a livello nazionale.
Un segno stabile nei luoghi della vita quotidiana
La scelta del quartiere Aeronautica non è casuale. L’Associazione Socraté opera da anni in quest’area con progetti culturali e sociali e ha voluto collocare l’opera in una zona non centrale, per ribadire che il tema della violenza di genere riguarda l’intera città e non può essere confinato agli spazi istituzionali o ai luoghi più visibili. Portare un messaggio così diretto in un contesto periferico significa affermare che la cultura e la responsabilità collettiva devono attraversare ogni quartiere.
L’installazione è composta da una struttura metallica su cui vengono fissate bambole di diversa natura: bambole di pezza o di plastica, oggetti d’epoca o contemporanei. Ogni elemento rappresenta simbolicamente una donna e una storia interrotta. L’impatto visivo, volutamente essenziale, non cerca mediazioni o spiegazioni complesse, ma invita chi passa a fermarsi e confrontarsi con ciò che quelle presenze silenziose evocano.
Un’opera collettiva che cresce nel tempo
Il Muro delle Bambole è concepito come un progetto aperto, destinato ad arricchirsi nel tempo grazie al contributo diretto dei cittadini. Le bambole possono essere donate, rendendo l’opera una costruzione collettiva e non un semplice oggetto artistico concluso. In questa logica partecipativa si inserisce anche l’inaugurazione del 24 gennaio, con ritrovo previsto alle 14.45: l’evento sarà accompagnato da un momento di condivisione pubblica, durante il quale pensieri, poesie e riflessioni verranno letti e messi in comune, dando spazio a voci diverse e a un’elaborazione collettiva del tema.
Con questa installazione, Torino entra a far parte di una rete di città – tra cui Roma, Genova e Venezia – che hanno scelto di ospitare il Muro delle Bambole come presidio civico permanente. Un passaggio che rafforza l’immagine della città come luogo attento ai diritti e alla sicurezza sociale, affidando all’arte il compito di mantenere viva una memoria condivisa e di stimolare una responsabilità che non può essere delegata solo alle istituzioni.