ZTL a pagamento, le imprese chiedono maggiori regole: “Serve un tetto alle tariffe”
19/01/2026
Le ZTL urbane a pagamento, nate per governare traffico e accessi nei centri cittadini, stanno diventando per molte aziende un costo difficile da prevedere e ancora più difficile da gestire. È su questo terreno che Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Confesercenti hanno deciso di muoversi insieme, inviando una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. La richiesta è netta: sbloccare il decreto sui massimali tariffari per l’accesso alle ZTL, previsto dalla riforma del Codice della Strada del 2022 e non ancora attuato.
Secondo le associazioni, la situazione attuale assomiglia a una mappa spezzettata: regole diverse da città a città, tariffe non omogenee, aggiornamenti frequenti e spesso comunicati con tempi ristretti. Un contesto che, per chi pianifica servizi di trasporto passeggeri o logistica merci, significa lavorare con margini di incertezza elevati.
Un mosaico di regole in circa 50 città e un conto da oltre 100 milioni
Nella lettera si evidenzia che circa 50 Comuni italiani hanno introdotto ZTL a pagamento per autobus e mezzi destinati al trasporto merci. Il punto non è l’esistenza del pedaggio in sé, quanto la disomogeneità dei sistemi: modalità di pagamento differenti, criteri variabili, modifiche che intervengono nel tempo e che finiscono per alterare programmazioni già impostate.
L’impatto economico, sempre secondo le organizzazioni firmatarie, supera i 100 milioni di euro l’anno. In alcuni casi il peso sui bilanci arriva a lambire il 5% dei costi complessivi delle imprese. A essere coinvolto non è soltanto il trasporto turistico o quello legato alle merci: le associazioni richiamano anche il fatto che i costi non risparmiano il trasporto pubblico di linea, con possibili ricadute indirette su frequenze, servizi e organizzazione operativa.
Non solo costi: burocrazia, programmazione e competitività
Accanto alla spesa viva, viene indicato un secondo livello di criticità: gli oneri amministrativi. Gestire più piattaforme, autorizzazioni, registrazioni e aggiornamenti significa sottrarre tempo e risorse a un lavoro che già opera su finestre orarie strette, vincoli di consegna e aspettative elevate dei clienti.
Le associazioni insistono inoltre su un elemento comparativo: il quadro italiano, così frammentato, non avrebbe riscontri analoghi in altri Paesi europei. Da qui l’idea che la situazione non sia soltanto onerosa, ma anche un limite strutturale allo sviluppo, soprattutto nelle città a forte vocazione turistica, dove trasporto passeggeri e logistica urbana sono parte della stessa catena economica.
Per superare questa fase, viene indicato un percorso preciso: emanare il decreto ministeriale che definisca tariffe massime uniformi per l’accesso alle ZTL. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema più unitario, proporzionato e coordinato, capace di tenere insieme le esigenze delle amministrazioni comunali e quelle di cittadini, turisti, viaggiatori e imprese, nel trasporto di persone e merci.
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