Torino rimette in gioco 31 chioschi dismessi: asta pubblica e nuove opportunità per i quartieri
11/02/2026
Trentuno chioschi chiusi da anni, sparsi in diversi punti della città, potrebbero presto tornare a vivere. Il Comune di Torino ha infatti pubblicato un bando di asta pubblica per l’assegnazione di queste strutture dismesse, con l’obiettivo dichiarato di riqualificarle e affidarle a soggetti pubblici o privati in grado di trasformarle in spazi utili e attivi, inseriti nel tessuto urbano.
La scadenza per presentare le offerte è fissata al 28 maggio 2026, mentre l’asta pubblica si terrà il giorno successivo, 29 maggio 2026, presso Palazzo Civico. L’iniziativa arriva dopo la delibera n. 290/2025 del 26 maggio 2025 e la determinazione dirigenziale n. 606 del 3 febbraio 2026, atti che hanno tracciato il percorso amministrativo verso il rilancio di questi immobili.
Come funziona il bando: requisiti, offerte e obblighi per gli assegnatari
La procedura è aperta a un pubblico ampio: possono partecipare persone fisiche, associazioni, società, enti pubblici e privati, purché in possesso dei requisiti previsti. Chi intende concorrere dovrà presentare non solo un’offerta economica, ma anche una proposta tecnica, quindi un progetto concreto di recupero e utilizzo del chiosco.
Tra i vincoli più rilevanti figura il sopralluogo obbligatorio, passaggio necessario per comprendere lo stato reale delle strutture e impostare un piano credibile di intervento. Una volta firmato il contratto, l’assegnatario dovrà completare gli interventi di adeguamento alle normative edilizie e di sicurezza entro sei mesi, sostenendo interamente i costi.
La logica dell’amministrazione è chiara: i chioschi vengono rimessi in circolo, ma la responsabilità del recupero ricade su chi li ottiene, con l’obiettivo di evitare che l’assegnazione resti solo formale e senza ricadute concrete sul territorio.
Attività consentite e limiti: stop a destinazioni considerate incompatibili
Il bando introduce anche paletti precisi sulle attività ammesse. In alcune zone centrali e particolarmente sensibili — come piazza San Carlo, via Carlo Alberto e corso Fiume — l’eventuale componente commerciale potrà essere soltanto accessoria rispetto alla funzione principale, segnale di una volontà di preservare il decoro urbano e la coerenza con il contesto storico.
Sono inoltre escluse destinazioni ritenute incompatibili con l’impianto del progetto: niente distributori automatici, sale giochi e scommesse, sexy shop, money transfer, vendita di materiali pericolosi, né attività legate a chiromanzia e predizione.
Dal punto di vista economico, i canoni annui a base d’asta variano sensibilmente in base a metratura e posizione: si parte da poco più di 1.500 euro annui per il chiosco di via Carlo Alberto e si supera quota 8.000 euro per quello di piazza Risorgimento.
Le offerte verranno valutate da una Commissione con un punteggio massimo di 100 punti, divisi in modo equilibrato tra proposta economica e progetto tecnico. Un’impostazione che mira a evitare assegnazioni basate solo sul rialzo economico, premiando anche qualità, utilità e sostenibilità del recupero.
La fase preliminare di manifestazione d’interesse ha già raccolto oltre 600 proposte, dato che conferma quanto questi spazi, pur oggi inutilizzati, siano percepiti come una risorsa potenziale. Il sindaco Stefano Lo Russo ha ribadito che l’obiettivo è restituire funzione e valore a luoghi abbandonati, favorendo attività e servizi capaci di incidere sulla vita quotidiana dei quartieri.