Torino onora il Giorno della Memoria: la Sala Rossa tra responsabilità storica e impegno civile
28/01/2026
Una Sala Rossa gremita ha fatto da cornice, questa mattina, alla commemorazione del Giorno della Memoria a Torino. L’incontro, dedicato al ricordo delle vittime della Shoah, ha assunto il tono di una riflessione collettiva che ha intrecciato storia, attualità e responsabilità civica, chiamando istituzioni e cittadinanza a misurarsi con il senso profondo del ricordare.
Ad aprire la cerimonia è stata Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio comunale, che ha ripercorso il passaggio dall’oblio alla consapevolezza del dovere della memoria, osservando come questo impegno rischi ancora di restare una dichiarazione d’intenti.
La recrudescenza dell’antisemitismo, acuita dopo il 7 ottobre 2023 e alimentata dai conflitti in corso nel mondo, mette alla prova la tenuta di quella promessa. Grippo ha richiamato anche le responsabilità storiche dell’Italia, dove un’ideologia di esclusione si fece partito e poi regime, trasformando lo Stato in strumento di discriminazione attraverso le leggi razziali. Il suo intervento si è chiuso con un omaggio a chi rifiutò indifferenza e complicità, a chi rischiò per proteggere i perseguitati e a chi scelse la via partigiana, ricordando che l’impegno non può esaurirsi in una ricorrenza.
Antisemitismo, negazionismi e il valore della ricerca storica
Nel solco di questa riflessione si è inserito l’intervento di Domenico Ravetti, presidente del Comitato Resistenza e Costituzione e vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte. Ravetti ha parlato di un “seme folle” di violenza che ha trovato terreno fertile nel cuore della cultura europea e che continua a manifestarsi anche nel presente. Da qui la necessità, ribadita con forza, di isolarlo attraverso una ricerca storica rigorosa, capace di contrastare negazionismi e semplificazioni che indeboliscono la memoria e ne tradiscono il senso.
Un monito netto è arrivato da Anna Segre, vicepresidente della Comunità Ebraica di Torino, che ha pronunciato un “mai più” senza ambiguità: ciò che è accaduto agli ebrei non deve accadere mai più, né a loro né a nessun altro. Segre ha segnalato un aumento preoccupante dell’antisemitismo anche in città, un clima avvelenato che si manifesta nei social e nella vita quotidiana, in particolare nelle scuole e nelle università. Ha messo in guardia da un equivoco pericoloso: invocare il principio “mai più per nessuno” per rifiutare il ricordo della Shoah significa svuotarlo di senso, perché quel principio vive di memoria, dialogo e rispetto, non di rimozione o strumentalizzazione.
Le parole dei testimoni e l’appello finale del sindaco
L’orazione ufficiale è stata affidata a Filippo Biolé, presidente della sezione genovese dell’Aned, che ha letto una lettera scritta da familiari internati poco prima della deportazione nel luglio 1944. Biolé ha ricordato come oggi porti nelle scuole la storia dei suoi cari, ispirandosi alla figura di Primo Levi, senza nascondere le proprie inquietudini di fronte a un presente segnato da nuove violenze e da un contesto internazionale complesso. Nel suo intervento ha richiamato anche le azioni legali promosse da deportati e familiari contro la Germania per i crimini nazifascisti e l’appello di Liliana Segre al Parlamento europeo, nel 2020, a non dimenticare e a contrastare antisemitismo, razzismo e discriminazioni.
A concludere la cerimonia è stato il sindaco Stefano Lo Russo, che ha invitato a scegliere l’umanità come ragione profonda della memoria. Torino, ha detto, ha scelto di viverla come esercizio civile, ricordando che nessuna sofferenza subita giustifica l’infliggerne un’altra. In un tempo attraversato da guerre e conflitti, in cui sicurezza e giustizia rischiano di essere confuse con vendetta e disumanizzazione, la memoria impone chiarezza: la giustizia apre spazi di pace solo se riconosce l’altro come essere umano, anche quando farlo è più difficile.