Torino, due perquisizioni della Polizia di Stato contro militanti antagonisti
30/01/2026
La Questura di Torino ha eseguito in mattinata due perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica, nei confronti di altrettanti militanti antagonisti indagati per fatti collegati alla manifestazione cittadina del 20 dicembre contro lo sgombero della sede di Askatasuna. L’attività rientra nelle indagini avviate dopo gli scontri avvenuti durante il corteo, nel corso dei quali dodici operatori di Polizia hanno riportato ferite con prognosi fino a 29 giorni.
Le ipotesi di reato e il contesto dell’inchiesta
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, agli indagati vengono contestate, a vario titolo, le ipotesi di resistenza aggravata a pubblico ufficiale e di lesioni personali nei confronti di un ufficiale o agente di pubblica sicurezza mentre era impegnato nell’adempimento delle funzioni. La manifestazione, nata come protesta contro lo sgombero della sede di Askatasuna, si è trasformata in un momento di forte tensione, con contatti ravvicinati tra manifestanti e forze dell’ordine e un bilancio di diversi feriti tra gli operatori.
Le perquisizioni delegate dalla magistratura mirano a raccogliere elementi utili alla ricostruzione delle condotte e all’attribuzione delle responsabilità individuali. In questa fase, l’obiettivo è consolidare il quadro probatorio, chiarire dinamiche e ruoli, e verificare l’eventuale disponibilità di strumenti o materiali compatibili con quanto avvenuto durante gli scontri.
L’uso di materiale pirotecnico e il tubo di lancio artigianale
Un passaggio centrale dell’accusa riguarda l’uso di materiale pirotecnico contro le forze dell’ordine. La contestazione sottolinea che i due indagati avrebbero agito completamente travisati e che l’esplosione dei dispositivi sarebbe avvenuta anche mediante un tubo di lancio artigianale, elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente la pericolosità dell’azione e la capacità di arrecare danno.
Le indagini stanno approfondendo non solo il gesto in sé, ma anche le modalità con cui sarebbe stato predisposto l’utilizzo del materiale, la provenienza degli oggetti impiegati e l’eventuale presenza di altre persone coinvolte nella fase organizzativa o esecutiva. In casi di questo tipo, la ricerca di riscontri passa spesso anche dall’analisi di immagini, testimonianze e materiali sequestrabili, oltre che dalla verifica di collegamenti tra episodi e soggetti già noti in contesti di piazza ad alta conflittualità.
Presunzione di innocenza e stato del procedimento
La Questura ricorda che gli indagati devono essere considerati non colpevoli fino a una sentenza di condanna definitiva. Il procedimento, infatti, è attualmente nella fase delle indagini preliminari, in cui la Procura e la polizia giudiziaria raccolgono gli elementi necessari per valutare eventuali richieste al giudice e, successivamente, le determinazioni sull’esercizio dell’azione penale.
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