Medici e diritto alla cura: gli ospedali non devono diventare luoghi di paura
14/02/2026
In una città attraversata da tensioni di piazza, il punto più fragile spesso non è il momento dello scontro, ma ciò che accade subito dopo: quando qualcuno è ferito, ha difficoltà a respirare per l’esposizione ai lacrimogeni, ha bisogno di un triage e di un trattamento adeguato. Se anche una sola persona rinuncia al pronto soccorso per timore di essere identificata, la frattura non riguarda soltanto quella singola vicenda, ma l’idea stessa di sanità pubblica come spazio sicuro, accessibile, garantito.
Le segnalazioni dopo il 31 gennaio e il nodo della fiducia
Una cittadina e dieci medici iscritti all’Ordine hanno riferito episodi collegati alla manifestazione del 31 gennaio a Torino e ai successivi disordini: persone ferite o intossicate dai lacrimogeni che avrebbero evitato l’ospedale per paura di controlli, accontentandosi di cure sommarie prestate in strada. È un dettaglio che pesa, perché indica un ostacolo psicologico e sociale prima ancora che sanitario: l’idea che l’accesso alle cure possa trasformarsi in un rischio.
Nelle stesse segnalazioni viene inoltre indicato l’ingresso di Forze dell’Ordine all’interno di aree sanitarie di alcuni ospedali con finalità di identificazione di persone assistite, anche mentre si trovavano sulle barelle. L’Ordine, rendendo pubbliche queste comunicazioni, richiama un principio che non è opinabile: il diritto alla salute è costituzionale e deve essere tutelato senza eccezioni, a prescindere dal contesto e dall’identità di chi chiede aiuto.
Il ruolo del medico: cura senza giudizio e autonomia professionale
Il messaggio è netto e si fonda sulla pratica quotidiana: il compito di un ospedale è curare, e quello del medico è prendere in carico una persona, valutare sintomi e urgenze, intervenire con competenza e responsabilità. Quando si lavora in corsia non esistono categorie morali, appartenenze, simpatie o antipatie; esistono parametri clinici, rischi, diagnosi, terapie. Per questo gli ospedali devono restare luoghi di cura e non diventare luoghi di paura, dove l’ansia di essere riconosciuti o schedati spinge qualcuno a rimanere lontano da un presidio sanitario anche se ne avrebbe bisogno.
A sostenere questa posizione c’è anche il Giuramento professionale, richiamato dall’Ordine: l’impegno a esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento, contrastando ogni condizionamento che limiti libertà e indipendenza della professione. Non è una formula cerimoniale: è una regola di tenuta democratica del sistema sanitario.
Viene ricordata anche la presa di posizione della FNOMCeO nel 2009 contro ipotesi normative che avrebbero imposto ai medici l’obbligo di segnalazione di persone migranti irregolari. La medicina, per sua natura, mantiene una funzione di terzietà: accoglie, protegge, cura, proprio perché la cura funziona soltanto dove la fiducia resta intatta.
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