Distretti Urbani del Commercio, ad Ascom Torino un confronto operativo sul futuro della prossimità
21/01/2026
La sala di Ascom Confcommercio Torino e provincia era piena, ma il dato più rilevante non stava nei numeri. Stava nel taglio dell’incontro dedicato ai Distretti Urbani del Commercio (DUC): un confronto operativo, privo di retorica, che ha messo al centro uno strumento ormai strutturale nelle politiche di sviluppo locale. A fare gli onori di casa la presidente Maria Luisa Coppa, insieme al direttore Giuseppe Carpignano, al vicedirettore Federica Fiore e al manager del Distretto del Commercio di Torino Andrea Boi. In platea, amministratori e tecnici dei Comuni coinvolti, rappresentanti dei DUC e responsabili degli uffici territoriali Ascom.
Il messaggio emerso è netto: i Distretti funzionano quando smettono di essere un contenitore formale e diventano un metodo di lavoro condiviso. Il commercio di prossimità, qui, non è riducibile a una voce economica. È presidio urbano, rete di relazioni, servizio quotidiano, identità dei quartieri e dei centri minori. Per questo “fare sistema” non è uno slogan, ma una condizione di efficacia.
Il ruolo della Regione e le nuove sinergie possibili
Durante l’incontro, l’assessore regionale al Commercio Paolo Bongioanni ha confermato l’impegno della Regione Piemonte nel sostegno ai DUC, sottolineando la volontà di rafforzarne l’impatto. Un passaggio ha attirato particolare attenzione: l’ipotesi di costruire un collegamento strutturale con i Distretti del Cibo, per mettere in rete commercio, filiere agroalimentari e identità territoriali.
L’idea è chiara: superare compartimenti stagni e lavorare su ecosistemi locali capaci di generare valore economico e attrattività. In territori dove la prossimità conta, la connessione tra botteghe, mercati, produzioni locali e turismo può diventare un moltiplicatore reale, non una formula astratta.
DUC come strumento di governo del cambiamento
Nel suo intervento, Andrea Boi ha inquadrato i Distretti dentro uno scenario che sta cambiando rapidamente: dinamiche demografiche, trasformazioni sociali, nuove abitudini di consumo modificano il modo in cui le città vengono vissute e attraversate. In questo contesto, i DUC non risolvono tutto, ma offrono una struttura: aiutano a definire priorità, a organizzare interventi coerenti, a intercettare risorse.
Particolarmente significativo il contributo di Federica Fiore, che ha illustrato un risultato concreto: 11 nuovi Distretti del Commercio inseriti nella graduatoria dei 26 selezionati per il finanziamento 2026. Un dato che segnala la capacità di accompagnamento progettuale di Ascom e mette in evidenza un aspetto spesso sottovalutato: i DUC funzionano quando i progetti sono puntuali, misurabili, costruiti sui bisogni reali delle imprese e dei contesti urbani.
I Distretti Urbani del Commercio sono, a tutti gli effetti, strumenti di governance territoriale. Mettono attorno allo stesso tavolo Comuni, associazioni di categoria e imprese, con l’obiettivo di valorizzare il commercio di prossimità come motore economico e come fattore di qualità urbana. Servono a progettare insieme, ad attrarre risorse, a rafforzare reti locali. Ma producono risultati solo quando visione strategica, capacità progettuale e lavoro di squadra procedono nella stessa direzione.
L’incontro di via Massena 20 ha avuto anche un carattere molto operativo: i rappresentanti dei 30 distretti accompagnati da Ascom si sono confrontati sullo scenario 2026 e sullo stato di avanzamento dei lavori. Gli 11 distretti finanziati dal bando regionale sono già impegnati su innovazione, riqualificazione e sul futuro bando imprese. Segnali concreti, che indicano una traiettoria possibile quando il territorio si muove in modo compatto.
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