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Cresce il mercato dell’usato nelle librerie indipendenti

19/01/2026

Cresce il mercato dell’usato nelle librerie indipendenti

Il libro di seconda mano sta assumendo un ruolo sempre più rilevante all’interno delle librerie indipendenti italiane, trasformandosi da servizio accessorio a leva strategica per affrontare una fase economica complessa. A fotografare questa evoluzione è l’Osservatorio sulle librerie in Italia promosso da Ali-Confcommercio in collaborazione con Format Research, che evidenzia come l’usato rappresenti oggi una risposta concreta sia alle esigenze dei lettori sia alle difficoltà strutturali del settore.

Secondo i dati riferiti al 2025, il 31,7% delle librerie ha consolidato la vendita di libri usati, mentre nel 63,4% dei casi il servizio è attivo da oltre cinque anni. Un segnale di maturità che indica come questa pratica non sia più episodica, ma parte integrante dell’offerta di molte realtà indipendenti.

L’usato come strumento di fidelizzazione e attrazione

Le motivazioni che spingono le librerie a investire nell’usato sono legate in primo luogo al rapporto con il cliente. Per il 58,1% degli operatori, la possibilità di acquistare libri di seconda mano aumenta la convenienza complessiva, rendendo la libreria un luogo accessibile anche in periodi di riduzione della spesa culturale. Il 38,6% considera invece l’usato un mezzo efficace per intercettare nuova clientela, spesso più giovane o più attenta al rapporto qualità-prezzo.

Sul piano operativo, le modalità adottate sono eterogenee. Il 37% delle librerie dispone di uno spazio dedicato ai libri in conto vendita provenienti da privati, mentre il 35% acquista direttamente i volumi, gestendo internamente selezione e valutazione. Circa una libreria su cinque ha esteso il servizio anche online, aprendo a una dimensione digitale che potrebbe ampliare ulteriormente il mercato nei prossimi anni.

Ostacoli organizzativi e scenari economici

Non tutte le librerie, tuttavia, hanno scelto di intraprendere questa strada. Tra chi non ha introdotto l’usato, il 39% segnala una carenza di risorse organizzative e il 38,7% la mancanza di spazi adeguati. Un terzo degli operatori preferisce mantenere un focus esclusivo sull’editoria corrente, mentre per le librerie che limitano l’usato ai testi scolastici o universitari pesa una domanda ridotta per i titoli non didattici, indicata dal 47,9%.

Il quadro economico generale resta fragile. Nel corso del 2025 il clima di fiducia delle librerie indipendenti si è progressivamente indebolito e l’andamento dei ricavi non mostra segnali di inversione netta. Le previsioni per il 2026 parlano di una possibile stabilizzazione, ma su livelli ancora distanti da quelli del biennio 2021–2022. L’occupazione appare l’indicatore più stabile, con organici che dovrebbero rimanere invariati, segno della volontà di preservare competenze e continuità organizzativa.

Più critico il fronte finanziario: la capacità di far fronte al fabbisogno di liquidità continua a peggiorare, con un recupero atteso solo marginale entro metà 2026. A incidere sono anche i rincari applicati dai fornitori: il 69,2% delle librerie segnala aumenti nei costi di servizi e utenze, una pressione che riduce i margini operativi.

In questo contesto si inserisce la riflessione di Paolo Ambrosini, presidente di Ali-Confcommercio, che descrive una fase segnata dall’aumento dei costi fissi e dalla contrazione dei fatturati. La ricerca di nuovi spazi di business, come il mercato dell’usato, diventa così una scelta quasi obbligata. Resta centrale anche il tema della formazione: accanto ai percorsi di ingresso, sono in preparazione nuovi moduli di aggiornamento continuo pensati per rafforzare le competenze in un settore chiamato a reinventarsi.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.